di
Francesca Sala
Lo storico cinema parrocchiale rinnova la platea. I volontari hanno proposto ai cittadini di ritirare le sedute con un'offerta libera: esaurite in poche ore. I racconti: «Qui ho dato il primo bacio», «Mio padre ha curato i tessuti», «Nella sala vedo i film con la famiglia»
«Le porto a casa perché magari quel velluto l’ha toccato anche mio papà». Marta stringe una delle vecchie poltroncine rosse del Palladium come si abbraccia un ricordo. Suo padre lavorava al Vellutificio Redaelli, la storica azienda lecchese (ora chiusa) che, sessant’anni fa, realizzò proprio quel rivestimento in velluto. «È un modo per averlo ancora vicino», racconta. Al Palladium, nel rione lecchese di Castello, negli ultimi giorni è successo questo. Dovevano semplicemente smontare 345 poltroncine per fare spazio a quelle nuove. Invece, una dopo l’altra, quelle sedute hanno ricominciato a vivere. Non più in platea, ma nelle case. Persino all’estero. Perché le richieste sono arrivate dal Nord Europa e dall’Africa. Una ragazza che studia a Oslo ha chiamato i genitori perché andassero a ritirarne una. Un’altra, trasferitasi in Kenya, ha fatto lo stesso. L’idea è semplice.
Le storiche poltroncine rosse del Cineteatro Palladium, risalenti agli anni Sessanta, invece di finire in discarica, sarebbero state donate a chi avesse voluto conservarle lasciando un’offerta libera. Una forma di autofinanziamento. Ma soprattutto un modo per non buttare via un pezzo di memoria collettiva. Il risultato ha sorpreso gli organizzatori. Sono andate praticamente a ruba, donate più di duecento in poche ore. «Non immaginavamo una risposta così», racconta Claudio Santoro, coordinatore dei volontari. «Ogni persona che è entrata aveva una storia da raccontare. C’era chi ricordava il primo film visto con i genitori, chi il primo bacio. Quelle poltroncine custodiscono molto più di un posto a sedere». E infatti, mentre i volontari svitavano bulloni e caricavano sedute nei bagagliai, il foyer si è trasformato in una galleria dei ricordi. C’è chi, indicando una fila ormai smontata, ha sorriso ricordando il primo amore adolescenziale sbocciato al buio durante una proiezione. Chi è tornato con la memoria ai vecchi sedili in legno che hanno preceduto quelli in velluto. Chi, semplicemente, si è fermato qualche minuto prima di portarsi via un pezzo della propria giovinezza.









