Quasi sei anni alla guida della più grande università del Sud, iniziati in piena pandemia e conclusi con la Federico II ai vertici europei per numero di docenti, finanziamenti e internazionalizzazione. Il rettore Matteo Lorito, in procinto di assumere un incarico di vertice all’Anvur, ripercorre i momenti cruciali di un mandato che ha cambiato il volto dell’ateneo. Rettore Lorito, come descriverebbe questi sei anni? «Speciali. Sono entrato in carica in pieno Covid ed esco da un ateneo posto al punto più alto a memoria d’uomo. È stata una crescita così ampia e così riconosciuta a livello locale, nazionale e internazionale da farti pensare di poter fare qualunque cosa: bisognava restare coi piedi per terra. Esco appagato, felice dei risultati, ma soprattutto del senso di comunità che si è creato».
Apple Academy di Napoli, ecco le nuove app: dai robot alla sanità, fino al bradisismoQuali sono i numeri del suo mandato? «Vorrei cominciare dal corpo docente: siamo passati da 2.631 a oltre 3.200, un numero che nessuno ricorda nella storia della Federico II. Il personale tecnico-amministrativo è cresciuto da circa 2.200 a quasi 2.500, nonostante si perdessero mediamente 100 unità l’anno per pensionamenti. Ma il dato più straordinario sono le assunzioni totali: 3.151 in tutti i ruoli dal 2021 a oggi. Nessuno avrebbe potuto scriverlo in un programma elettorale senza essere deriso. E lo abbiamo fatto senza mettere a rischio in alcun modo il bilancio dell’ateneo. Di quei 3.151 assunti, inoltre, circa 2.500 sono figure giovani: circa 1.500 sono ricercatori di prima nomina tra Rtda, Rtt e Rtdb. La cosa più significativa è che la stragrande maggioranza è stata poi assorbita come professore associato: oggi associati e Rtdb superano le 1.600 unità. Siamo forse l’università italiana che ha combattuto di più il precariato nei fatti, non nelle parole». Ricerca, didattica, internazionalizzazione: i numeri chiave? «Sulla ricerca: siamo partiti da 5 dipartimenti di eccellenza e siamo arrivati a 12, più di Bologna, più di Padova tra i grandi atenei del Nord. Solo dal Pnrr abbiamo raccolto quasi 400 milioni con progetti competitivi: nessuno ci ha regalato niente, queste risorse le abbiamo vinte. Sulla didattica: 183 corsi di laurea, di cui circa 45 internazionali a doppio titolo o erogati in inglese, più le 17 Academy già attive e contiamo di arrivare a circa 20 entro fine anno. Sull’internazionalizzazione: studenti stranieri cresciuti del 306%, oltre 500 accordi con atenei di tutto il mondo, Erasmus incoming praticamente raddoppiato rispetto al 2018-2019. E ci siamo ampliati sul territorio locale, con San Giovanni e Avellino, aprendo a Scampia, Bacoli, Caivano, Afragola, e prossimamente all’Albergo dei Poveri ed ex Officine Fiore di Ercolano, e inaugureremo l’Ospedale veterinario al Frullone». Federico II e Deloitte in campo per i giovani: «Pronti all’era dell’Ia»Resta il nodo sugli studentati: qual è la situazione? «La legge 338 finanzia la costruzione di alloggi universitari e le università devono rispondervi con proposte progettuali. Noi lo abbiamo fatto presentandone ben 8-9, di cui la stragrande maggioranza è stata approvata. Questo non significa studentati già pronti: significa che le basi amministrative e progettuali ci sono, e che l’AdisurRc potrà avviare i cantieri. Perché non è l’ateneo che costruisce direttamente gli alloggi, ma l’ente preposto della Regione: noi più di questo non potevamo fare. In parallelo sono nati studentati privati con accordi informali, cofinanziati in parte dal Pnrr. I prossimi anni però devono essere gli anni degli studentati: abbiamo seminato, ora bisogna raccogliere». Che bilancio economico lascia al suo successore? «Lascio la Federico II con un avanzo di bilancio di circa 20 milioni di euro, un caso raro in Italia in questo momento, più diverse decine di milioni di risorse Pnrr già acquisite e disponibili. I parametri di sostenibilità sono straordinariamente solidi. Il prossimo governo troverà un ateneo in grandissima forma, in condizione di continuare a crescere in maniera sostenibile». Il successo di cui va più fiero? «Sono due. Il primo: per sei anni consecutivi il sistema di tassazione è stato approvato con il voto favorevole della componente studentesca. Non era mai accaduto prima, e le rappresentanze nel tempo sono cambiate, quindi è una sintonia continua e autentica. Il secondo: le celebrazioni degli 800 anni. È stato il momento in cui la Federico II ha saputo raccontarsi per quello che è, per quello che è stata e soprattutto per quello che potrà essere». Ora si accinge a guidare una sezione dell’Anvur. Cosa la aspetta? «È una nuova grande sfida. Avrò la responsabilità di tutta l’area delle Life Sciences: medicina, farmacia, biotecnologie, agraria, veterinaria, biologia e molto altro, con circa un centinaio di settori scientifico-disciplinari. Il livello si sposta dal locale al nazionale: si tratta di promuovere ricerca, didattica e terza missione di tutte le 80 università italiane e degli enti di ricerca. L’obiettivo è impegnarsi in un’agenzia che, in piena interlocuzione con università e Ministero, diventi uno strumento utile per le politiche di sviluppo della ricerca in Italia. Con criteri di valutazione aggiornati, capaci di riconoscere le diverse anime del sistema accademico italiano».








