Da qualche settimana alla fine di ogni giornata scrivo su un quaderno le cose di cui mi sento grata. È un esercizio non banale, che relativizza gli attacchi di vittimismo di cui ogni tanto tutti soffriamo. Aiuta, inoltre, a non dare per scontate molte cose che ci sembrano dovute. Per esempio la salute nostra e dei nostri familiari, il lavoro, il fatto di non vivere in un Paese appena devastato dal terremoto o in guerra, l’avere intorno persone che rendono migliore la nostra vita con un sorriso, con un aiuto pratico, con uno scambio divertente.
Qualche giorno fa, in cima al mio elenco della gratitudine c’era Nuccia Langione, una bellissima signora milanese di mezza età che ha raccolto sull’autobus 43 il portafogli che mi era appena scivolato dal grembo, mentre mi alzavo per scendere. La signora Langione, in realtà, aveva provato a richiamare la mia attenzione sbattendo le mani sulle porte — mi ha poi raccontato — ma avevo gli auricolari, stavo parlando al telefono e non mi ero accorta dei suoi richiami. Arrivata in redazione ho realizzato di non avere il portadocumenti. Dopo aver inutilmente fatto a ritroso la strada fino alla fermata dell’autobus, mi sono rassegnata a bloccare le carte e a fare la denuncia ai carabinieri. E proprio mentre ero in caserma, mi è arrivata una mail dal centralino del Corriere con i contatti della signora che aveva chiamato avvisando di avere lei il portafogli.






