Blocco degli scrutini, negli Istituti Tecnici. Infuocate discussioni sulle nuove Indicazioni Nazionali, nei Licei. È una strana estate per il mondo della secondaria di secondo grado, che, invece di andare al mare, sobbolle. Con un’eccezione: quella degli Istituti professionali, dove, invece, tutto tace.

Eppure gli argomenti, anche su quel fronte, non mancherebbero. Diversamente da Licei e Istituti tecnici, considerando quella in corso, gli Istituti professionali hanno conosciuto tre riforme in quindici anni: quella del 2017, che ne ha rimodulato i quadri orari; e quella del 2023-2024, che propone una sperimentazione quadriennale da collegare agli ITS (Istituti Tecnici Superiori), e che pertanto è conosciuta come modello del “4+2”. Non è un numero di poco conto. Significa una legge ogni cinque anni.

A ogni ciclo la sua riforma, viene da dire; e non è un bene, perché tale rapidissima successione di attuazioni legislative impedisce una riflessione critica sulle loro conseguenze; e capita così che tutti questi cambiamenti si divorino gli uni con gli altri, un po’ come faceva Crono con i figli suoi.

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Ma ad emergere è anche un altro fattore. È quello dell’incertezza: incertezza su cosa sia l’istruzione professionale; su quali siano i suoi fini; su quale direzione, in fondo, debba intraprendere.