Il Mondiale ha regalato ai sedicenti romantici più di una “favola” (definizione repellente) con la quale farsi belli e nella “lista di personaggi da incensare” costoro avevano naturalmente sottolineato l’ineffabile Marcelo Bielsa, l’allenatore che piace alla gente che piace. Un soggetto che: lascia la Lazio dopo due giorni di ritiro «perché Lotito non mi ha comprato i 7 giocatori promessi»; che accoglie sul portone di casa con una bomba a mano (disinnescata, si scoprirà) i tifosi del Newell’s infuriati per un ko 0-6 per farli fuggire; che entra in casa Pochettino alle 2 di notte per fare un test alle gambe del ragazzo, spiegando ai genitori terrorizzati che per portarlo al Newell’s doveva controllare bene; che fa installare un letto ortopedico in ufficio nel centro sportivo del Marsiglia per vivere e lavorare là dentro h24; che come regalo di nozze dà al difensore argentino Gamboa una videocassetta con tutti gli errori tecnico-tattici commessi in stagione.Lampante dunque il motivo per cui sia sopprannominato El Loco, il pazzo, misterioso il perché della persistenza del culto di Bielsa: 1) in carriera ha vinto davvero pochino, se non tre campionati argentini, una serie B inglese e l’oro olimpico con l’Argentina (2004); 2) è un considerato un Vate ma non ha inventato nulla, il famigerato 3-3-1-3 lo hanno dimenticato anche i calciatori che lo facevano; 3) a forza di fare l’eccentrico e l’antipersonaggio (come le recenti foto atesta china per protesta: «Non sono un modello» spiega. Ce n’eravamo accorti...) è diventato ipocritamente personaggio. Sapendolo. In questo Mondiale a 48 squadre, dove passano agli ottavi anche le 8 migliori terze, il fiasco del suo Uruguay, eliminato senza appello (pari con Capo Verdee Arabia, ko con la Spagna), è la conferma del suo identikit: un perdente di successo. Qualcuno sarà già pronto a suggerirlo come prossimo ct dell’Italia...