Week end di guerra in Medio Oriente, con lanci di missili e droni contro navi mercantili e i paesi del golfo da parte dei pasdaran iraniani. Attacchi che hanno scatenato i raid dell’aviazione americana che ha pesantemente bombardato le postazioni militari delle guardie rivoluzionarie del regime islamico lungo le coste dello Stretto di Hormuz. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Un continuo ping-pong di missili e droni sta trasformando il cessate il fuoco in un conflitto ad intermittenza a bassa intensità fra iraniani e americani.

“Gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi in risposta diretta alla continua aggressione iraniana contro il trasporto marittimo commerciale, su ordine del Presidente Donald Trump”, ha dichiarato il Centcom, il Comando Centrale Usa per il Medio Oriente. Un doppio attacco contro asset militari dei pasdaran nello Stretto di Hormuz, al quale Teheran ha risposto colpendo con droni e missili le basi americane in Bahrein e Kuwait.

Uno stillicidio di attacchi incrociati, commentato da Trump sui social con una serie di minacciosi avvertimenti: “È molto probabile che non impareranno mai! Potrebbe arrivare il momento in cui non saremo più in grado di essere ragionevoli e saremo costretti a portare a termine militarmente l’opera che abbiamo iniziato con grande successo. Se ciò accadesse, la Repubblica Islamica dell’Iran cesserebbe di esistere!”. Il conflitto ad intermittenza aggrava le tensioni che si addensano attorno al negoziato avviato in Svizzera per mettere fine al conflitto iniziato il 28 febbraio con i bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’ Iran, ed esaspera ulteriormente i rischi di un nuovo blocco delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz.