Torna altissima la tensione nel Golfo Persico, il memorandum d’intesa appare appeso ad un filo sempre più esile. E il nodo inestricabile è ancora Hormuz. Donald Trump accusa l’Iran di aver lanciato almeno quattro droni d'attacco unidirezionali contro navi nello Stretto: uno dei velivoli ha colpito una mercantile che però ha proseguito il suo tragitto. «Si tratta», tuona il presidente americano come al solito su Truth, «di una folle violazione del nostro accordo di cessate il fuoco». Il clima torna a surriscaldarsi, insomma. Anche gli ayatollah scelgono di tornare al tono delle minacce.
«Minaccia». «Passo pericoloso». «Provocazioni». A raffica, questi sono gli avvertimenti che ha sparato ieri Teheran. Prima contro Israele e poi contro i Paesi del Golfo. A scandire i moniti è stato Khatam al-Anbiya, quartier generale del Comando unificato iraniano: gli aerei militari israeliani che non mostreranno temperanza e continueranno a sorvolare lo spazio aereo degli Stati confinanti verranno considerati «una minaccia» per la Repubblica Islamica tutta. Il messaggio è destinato a risuonare fino a Washington: gli statunitensi devono tenere sotto controllo i caccia dei loro alleati; in caso contrario, se non sapranno trattenerli, allora Teheran considererà ulteriori azioni e iniziative, rivendicando «il legittimo diritto di rispondere a queste azioni pericolose».








