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Massimo Colombi, morto a 52 anni

Ci sono storie che casualmente emergono all’improvviso dalla memoria collettiva e che finiscono per generare quel senso di rassegnazione che è difficile da metabolizzare se non con il classico “purtroppo, è la vita”. Che non è un modello di perfezione. Né prima, né oggi, né domani”. E’ il caso di Massimo Colombi, scomparso a 52 anni nell’autunno di sei anni fa. Una persona semplice, ma molto impegnata non solo sul lavoro e negli affetti personali, ma anche nello sport. Non quello con più seguito, il calcio: il basket era il terreno dove prediligeva mettere in pratica il suo sapere, non solo quello tecnico, ma anche quello pedagogico, per far crescere e migliorare giorno dopo giorno i ‘pitorini’ delle squadre giovanili che gli erano stati affidati. Un compito di non poco conto perché chi lavora con i ragazzini sa benissimo che non deve solo insegnare i rudimenti della tecnica e del gioco, ma anche insegnare un po’ di vita in comune, all’interno di un gruppo, di una palestra, di un gruppo di lavoro, fronteggiando giorno dopo giorni i piccoli e grandi problemi, gli spazi che mancano, la palestra non più disponibile, la necessità di doversi spostare di qualche chilometro, i tempi che si dilatano: cose e aspetti che chi ha fatto sport a livello dilettantistico o giovanile sa che deve mettere in bisogno: il mondo perfetto non esiste. Ecco che in questo calderone, Massimo Colombi – con un aplomb invidiabile – è sempre riuscito a tenere la barra dritta, mettendo al primo posto, prima che i risultati (comunque arrivati), la crescita individuale e collettiva, il sapere vivere e condividere le vittorie e lo sconfitte, dei ragazzini che vedevano in lui un maestro di sport ma anche di vita. Un maestro di vita e di sport che anche quando la malattia ha cominciato a martoriarlo non è mai venuto meno al suo impegno, fino a quando… Il resto è storia. Una storia che anche a distanza di sei anni dalla sua morte, continua ad essere una ‘bella storia’. Dove il bello non è estetica ma il piacere di avere contribuito alla crescita psicologica e fisica di tanti ragazzini che – ne siamo convinti – ancora oggi ricordano con grande affetto il coach Colombi. Una grande soddisfazione, sei anni dopo, per i suoi familiari e per chi gli ha voluto un bene dell’anima.