VICENZA - Il documento tecnico di 5 pagine approda a una conclusione chiara: «La preferenza per la soluzione 1 è solida e motivata su basi oggettive e trasparenti». Il risultato dell'analisi condotta da Italferr/Fs Engineering sembrerebbe sciogliere il nodo di Vicenza dell’Alta velocità ferroviaria Verona-Padova: delle tre opzioni di tracciato sul tavolo, gli esperti suggeriscono quella che considerano più economica, meno impattante e più rapida. Tuttavia l’arrivo in Veneto di questa relazione, l’altra sera, ha ulteriormente ingarbugliato il groviglio politico attorno all’opera. Il centrodestra berico (a trazione meloniana) ha accusato il centrosinistra locale di non essersi impegnato abbastanza nella difesa della città da una scelta progettuale ritenuta penalizzante. Ma in ambito regionale la Lega non ha gradito troppo l’attivismo vicentino di Fratelli d’Italia, su una partita che compete operativamente a Rete ferroviaria italiana e istituzionalmente al ministero delle Infrastrutture (a guida leghista). Non a caso la Regione, che pure non è parte del percorso amministrativo, ieri ha fatto presente che l’indicazione proveniente dal gruppo Fs è inequivocabile.

CORTOCIRCUITO Il fatto è che la questione tecnica si è infilata in un cortocircuito politico. Al centro dello scontro c’è il “salto del montone”, cioè l’intervento di scavalco che permette a due binari di sovrapporsi a diversi livelli. Secondo la soluzione prospettata dai tecnici, invece di una galleria verrebbe costruito un cavalcavia (lungo 1,5 chilometri e alto 10 metri, più 6 di barriere anti-rumore) nella frazione vicentina di Settecà, anziché a Grumolo delle Abbadesse com’era stato ipotizzato nel 2014. A svelare l’indicazione è stato, verso le 20 di venerdì, il comunicato congiunto di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Udc, Impegno per Vicenza e Idea Vicenza: «Rfi ha ufficializzato la soluzione a raso per il tratto est della linea Av/Ac nel segmento Vicenza-Grisignano. Lo scavalco del montone a Settecà è dunque la scelta definitiva: è nero su bianco, non è più reversibile sul piano tecnico-amministrativo. Un esito che il centrodestra vicentino giudica non sorprendente, perché è la diretta conseguenza di tre anni di totale paralisi decisionale da parte dell’amministrazione Possamai». Le cronache locali hanno riferito di contatti immediati fra il sindaco dem Giacomo Possamai e il governatore leghista Alberto Stefani, entrambi all’oscuro della nota tecnica. A quel punto sono scattate le verifiche, riscontrando l’esistenza di una Pec inviata mezz’ora prima, di cui evidentemente i meloniani berici erano invece al corrente. In serata Andrea Tomaello (Lega) ha commentato: «Per quanto riguarda il nodo di Vicenza, Rfi ha inoltrato la soluzione tecnica, che ad oggi risulta essere l’unica ipotesi possibile». Antonio De Poli (Udc) ha detto al Giornale di Vicenza: «È una decisione oggettiva di Rfi che ha voluto sbloccare la situazione». Nelle file di FdI il testo del centrodestra è stato rilanciato dal vicecoordinatore veneto (e già vicentino) Silvio Giovine e dal consigliere regionale (oltre che comunale) Francesco Rucco. OSSERVAZIONI Ieri il sindaco Possamai ha attaccato il suo predecessore e la relativa area: «È incredibile l’incoerenza del centrodestra vicentino. Fu proprio durante l’amministrazione Rucco nel 2022 che il salto del montone fu spostato a Settecà. Noi siamo stati tutt’altro che inerti: abbiamo sempre ribadito in tutte le sedi, e continueremo a farlo, che qualsiasi siano le scelte di Mit e Rfi sull’opera complessiva, lo scavalco non può restare nel cuore di un quartiere urbano». Dunque il Comune si opporrà con le osservazioni al progetto di quel punto. Ma ormai il caso politico travalica i confini vicentini. Da notare la dichiarazione del leghista Marco Zecchinato, assessore regionale alle Infrastrutture, perfettamente sovrapponibile a quella del commissario Tomaello (e, a quanto risulta, condivisa in Giunta dal collega meloniano Diego Ruzza): «Rfi ha individuato la soluzione tecnica, che ad oggi secondo l’analisi risulta essere l’unica ipotesi possibile». Non preferibile: l’unica.