Non ci ha pensato un minuto Jesus Armas, su cosa fare subito dopo il violento doppio terremoto che ha colpito la sua città, Caracas. Assieme alla fidanzata Sairam Rivas, voce storica dei famigliari dei prigionieri politici venezuelani, e al loro gruppo di collaboratori hanno iniziato a girare i quartieri più colpiti per segnalare le situazioni più critiche e coordinare, nella misura del possibile, i primi soccorsi. Classe 1987, una lunga storia di militanza politica alle spalle, Armas è una delle voci più autorevoli dell’opposizione. Nel dicembre del 2024 gli sbirri del regime lo hanno prelevato da un ristorante del quartiere di Las Mercedes. Senza nessun processo né accusa formale, è stato per 14 mesi in prigione, la sua colpa è quella di criticare il governo di Nicolas Maduro. È stato liberato un mese dopo la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti, il suo nome era tra i primi nella lista dei prigionieri politici di cui Washington e diverse Ong internazionali chiedevano la liberazione. Ha deciso di rimanere in Venezuela e ha ripreso subito a lavorare per una transizione democratica che sembra ancora difficile da realizzare. Oggi la sua attenzione è tutta sulla tragedia che ha investito il Paese, ma è impossibile con lui non parlare anche di politica, considerando che se mai arriverà la caduta del chavismo sarà lecito aspettarsi che occuperà un ruolo di primo piano sullo scenario nazionale.
Jesus Armas: “Il sisma svela il fallimento del regime: le sue bugie crollano come i palazzi”
Il dissidente: «I soccorritori scavano senza guanti e gli ospedali non hanno nemmeno una garza»










