«Allora il Signore fece cadere un sonno profondo sull’uomo che si addormentò». Per trovare un correlativo al sonno dei Dormienti di Mimmo Paladino bisogna risalire ai primordi dell’umanità: l’inizio del Genesi, quando Dio fece precipitare Adamo in un torpore assoluto per poter dar corpo a Eva. Era davvero un sonno di pietra, come aveva capito l’immenso Wiligelmo scolpendo la formella per la facciata del Duomo di Modena. Paladino ha scelto un medium più dolce, la terracotta, ma l’intensità del dormire non ne ha minimamente risentito. I suoi Dormienti, con una perseveranza che è propria solo dei testimoni, a distanza di quasi trent’anni continuano a riaffiorare e a palesarsi in contesti sempre nuovi e diversi.
L’ultimo in ordine di tempo è quel grande bunker scavato nelle viscere di Brera che è la sala Stirling di Palazzo Citterio. Il loro cammino era iniziato nel 1998 nell’affascinante contesto della Fonte delle Fate di Poggibonsi, in provincia di Siena. Stavano adagiati su tavoli di ferro che affioravano dall’acqua, in pacifica convivenza con dei coccodrilli, pure loro in terracotta. Spiegava l’artista che la presenza degli alligatori era testimonianza del «buon sonno» dei suoi Dormienti, un sonno libero da apprensioni e paure. Quella prima apparizione, una messa in scena alla Tarkovskij, era sembrata così irrinunciabile da indurre il comune toscano a sostenere la tiratura in bronzo delle sculture per farne un’installazione fissa. Intanto i confratelli più fragili hanno iniziato il loro lungo pellegrinaggio che tra le altre tappe li ha portati nel 2008 a scendere nel labirinto sotterraneo della Roundhouse di Londra. Qui Paladino aveva incontrato Brian Eno, grande ammiratore dei suoi lavori, che aveva voluto comporre una base sonora per accompagnare l’installazione: «Lo spazio era molto intenso e la sua intensità metteva in luce alcune qualità dell’opera, mentre ne sopprimeva altre. La musica avrebbe potuto “illuminare” una parte dell’opera che altrimenti sarebbe rimasta in ombra» (il dialogo tra Paladino e Brian Eno è raccolto nel volume curato da Demetrio Paparoni, pubblicato in quell’occasione).









