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La natura è abitata. Dalle parole. Dagli attori. Le parole di Ovidio emergono dalle piante e dalle pietre. Eco e Narciso, Plutone e Persefone, Ciane, Ermafrodito e Salmacide, Deucalione e Pirra, Apollo e Dafne, Orfeo ed Euridice sono i quadri che conducono lungo un percorso di movimento, parole e musica in uno spazio unico come le latomie del Paradiso: una scenografia naturale, scavata nella roccia, tra galleria e fiumi naturali. Ultimi due appuntamenti, stasera e domani (nel doppio orario 21.15 e 22.15), per “partecipare” a «Le Metamorfosi» da Ovidio, coprodotto dal Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai e dalla Fondazione Inda per la regia di Giuliano Peparini. Poi a settembre in tournée a Roma, in chiusura di un grande evento nella Capitale.I giovani attori dell’Accademia del Dramma Antico raccontano la morte e l’eternità, l’amore e la violenza, l’umano e il divino, creando una suggestione che rapisce. Ci si ritrova nelle metafore della vita. Un viaggio nel corso del quale vengono evocate storie. La bellezza è proprio nel cambiamento della natura: la luce non è mai la stessa, i colori, i rumori non sono mai gli stessi. In scena, gli attori Giulia Acquasana, Clara Borghesi e Gabriele Crisafulli, ex allievi dell’Accademia Inda, nel ruolo dei narratori, e Gabriele Beddoni che interpreta Narciso. La traduzione è di Caterina Mordeglia, l’adattamento drammaturgico di Francesco Morosi.








