All’inizio delle Metamorfosi, Apuleio invita il lettore a cercare piacere nel libro. La storia non è del tutto originale: le peripezie del giovane Lucio, mutato per punizione in asino, hanno elementi comici. Ma la lettura rivela che l’opera presenta toni molto diversi, sì da risultare spiazzante, e che a complicare tutto sta un inatteso finale mistico. In questa stranezza stanno i motivi del successo durevole di cui gode il libro. In italiano sono oggi disponibili molte edizioni delle Metamorfosi, integrali o parziali, di felice fattura: e il «piacere del testo» è forse maggiore di quello che si può ricavare dal polifonico ma malconcio testo di Petronio. I nostri anni sono fiorenti per gli studi apuleiani, con lavori di dettaglio o di grande impegno e ampiezza: anche su «Alias-Domenica» se n’è ragionato, a più riprese.
Tanta fortuna indica la speciale attualità di quell’inquieto mondo: Apuleio è il nuovo Ovidio. Quanto il poeta amorale e abilissimo corrispondeva, qualche decennio fa, all’idea dotta e ludica e post-ideologica della letteratura; altrettanto, ora la sfaccettata produzione del retore di Madaura sollecita uno sguardo fluido e cangiante, nella prosa, nell’intenzione, nel carattere.








