HomeSpecialiCulturaI Dormienti di Mimmo Paladino: "Un rifugio dalla sovraesposizione"Luci, ombre, riflessioni sulla società moderna. Messa in scena teatrale di corpi in posizione fetaleLuci, ombre, riflessioni sulla società moderna. Messa in scena teatrale di corpi in posizione fetaleRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciOltre quindici anni dopo la personale a Palazzo Reale, Mimmo Paladino torna a esporre le sue opere a Milano, stavolta nella location di Palazzo Citterio, dal 16 maggio al 26 luglio. La mostra "Paladino", curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in collaborazione con l’Archivio Paladino, ripercorre l’intera serie dei Dormienti, composta da 32 sculture realizzate in terracotta, tutte provenienti dalla stessa matrice ma combinate diversamente a seconda dello spazio che le accoglie.
I corpi dei Dormienti, che ricordano i resti inermi degli abitanti di Pompei e Ercolano, sorpresi dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., in realtà traggono ispirazione dai disegni che lo scultore britannico Henry Moore realizzò alle persone rannicchiate nei ricoveri di guerra inglesi durante la seconda guerra mondiale, che, lungi dall’assumere una postura tragica e intimorita, parevano dormire sognando. L’allestimento è una messa in scena teatrale, nella quale s’incontrano i corpi che giacciono silenti, adagiati in posizione fetale nell’ambiente ipogeo di Palazzo Citterio. I capolavori dialogano così con l’architettura del luogo che li ospita. Al fianco, un nucleo di opere su carta del 1973. Infatti il percorso espositivo parte idealmente da una sala nascosta, quasi uno scrigno segreto adiacente alla Sala Stirling, che accoglie una serie di quindici grandi disegni inediti, concepita nel 1973, da sempre conservata nel suo studio a Paduli (BN), che è alla base di tutto il suo fare artistico. La presenza di questo nucleo di lavori su carta del 1973 a Palazzo Citterio indica l’"incipit", l’importanza di questo supporto per tutto il suo percorso, ma anche la sua vocazione nei confronti del mito, inteso come territorio cui attingere costantemente.











