Dopo il devastante terremoto che ha colpito il paese, c’è una prova che la popolazione venezuelana ha già vinto: quella della solidarietà dal basso. Mentre la conta ufficiale dei morti ha superato quota 1.400, più 3.200 feriti – ma oltre 50mila persone risultano ancora disperse e l’Onu stima addirittura in 6 milioni le persone interessate in diversi gradi dalle conseguenze del sisma -, è l’organizzazione comunitaria a rivelarsi la principale linea di difesa del paese.
«Instancabilmente e senza sosta, senza dormire un minuto, quasi senza mangiare e quasi senza idratarsi», come ha sottolineato il presidente del Parlamento Jorge Rodríguez, le squadre di soccorso venezuelane, e insieme a loro le brigate internazionali, continuano infatti a operare nelle zone colpite. E, tra tanti eroi, c’è pure un cane, Tsunami, un border collie con una storia di maltrattamenti alle spalle, addestrato alla ricerca di persone sepolte sotto edifici crollati e ora diventato, dopo aver contribuito a salvare già una trentina di persone, uno dei simboli della speranza in un paese duramente provato, e a più livelli (un account Instagram che gli è stato dedicato conta oltre 21mila follower).
È in questo quadro, a fronte del forte coinvolgimento della base nell’assistenza alle vittime e nell’organizzazione degli aiuti materiali, che da più parti vengono avanzate critiche nei confronti della militarizzazione dell’assistenza decisa dal governo, con lo stato di La Guaira, come pure quello di Vargas, «totalmente sotto il controllo» delle Forze armate bolivariane. Tanto più che anche la militarizzazione, come ormai tutto il resto, viene realizzata in stretto coordinamento con gli Usa, come indica la riunione sostenuta dal generale statunitense Kevin J. Jarrard, l’ufficiale di grado più alto del Comando Sud schierato sul campo, con il capo della Difesa venezuelano Gustavo González López e altri alti comandanti militari proprio per coordinare le operazioni di soccorso e potenziare la risposta internazionale all’emergenza.











