C'è un libro che arriva al momento giusto, quello in cui il dibattito sull'intelligenza artificiale in sanità rischia di dividersi in due trincee opposte, i tecno-entusiasti e i catastrofisti, senza mai trovare il terreno del ragionamento politico. “La cura e l'algoritmo. Intelligenza artificiale e sanità, una rivoluzione per il bene comune” (Paesi Edizioni, 2026) di Alessio D'Amato è quel terreno.D'Amato, già assessore alla Sanità della Regione Lazio, non è un informatico né un accademico della tecnologia. È un uomo di governo che ha visto i pronto soccorso intasarsi, le liste d'attesa allungarsi e le corsie svuotarsi di personale. Questo punto di osservazione, pratico, politico, mai distaccato, è la forza del volume. E la sua originalità. Il libro si apre con un affondo storico inatteso: le figure di William Beveridge e Vannevar Bush, che nel pieno della Seconda guerra mondiale posero le basi rispettivamente del welfare state europeo e della politica scientifica americana. Da quel doppio mandato, costruire la solidarietà sociale e finanziare la conoscenza, D'Amato tira un filo diretto fino all'intelligenza artificiale di oggi, presentandola come il dono di Prometeo: un fuoco da usare o da sprecare, a seconda delle scelte che sapremo compiere.La struttura del volume è enciclopedica nel senso migliore: ci sono i dati sul crollo del finanziamento sanitario italiano (6,3% del Pil, il minimo dell'ultimo decennio), le applicazioni concrete dell'IA — dalla diagnosi dell'Alzheimer al riconoscimento del Parkinson dal sorriso, dall'analisi delle ecografie all'algoritmo che riduce i falsi allarmi negli elettrocardiogrammi — e poi le esperienze italiane, da Modena a Torino a Pavia a Olbia. Non mancano i dossier internazionali: Singapore come modello avanzato di digitalizzazione sanitaria, le “fabbriche dell'IA” europee, il progetto TRAIN-Europe per una sanità etica, il caos americano con Robert F. Kennedy Jr. al ministero della Salute e la deriva isolazionista dall'Oms.Ma il cuore del libro non è tecnologico, è etico e politico. D'Amato dedica le pagine più dense al rischio che l'IA, invece di liberare risorse per la relazione di cura, la soffochi. Il caso del medico di Harvard che usa un software per redigere le note cliniche, e si accorge che la figlia dipendente del paziente, le vacanze, il nuovo lavoro stressante scompaiono dalle cartelle, è una metafora potente. Il software «filtra le conversazioni non rilevanti per la valutazione medica». Chi decide cosa è rilevante? Questa, scrive D'Amato, non è una domanda tecnica. È una domanda sulla medicina che vogliamo.Lo stesso vale per il sistema diagnostico MAI-DxO di Microsoft, capace di risolvere correttamente l'85% dei casi clinici complessi contro il 20% dei medici specialisti: dati impressionanti, commentati però con lucidità. «I dottori costruiscono relazioni, gestiscono l'ambiguità, decidono anche quando i dati non sono sufficienti. Nessuna IA può fare questo», osserva il testo citando i ricercatori di Microsoft stessi. L'intelligenza artificiale eccelle nei casi standard; balbetta davanti all'insolito e all'umano. Il volume non risparmia critiche alla classe politica italiana. L'autonomia differenziata è indicata come un rischio concreto di frammentazione ulteriore in un Paese che già fa dell'eterogeneità regionale la sua principale debolezza sanitaria. La mancanza di visione riformista sulle carriere dei medici, sulla remunerazione degli infermieri, sull'assistenza territoriale, è denunciata con nome e cognome. E tuttavia D'Amato non cede alla rassegnazione: indica nel modello europeo la risposta possibile, in uno Spazio Europeo dei Dati Sanitari la leva per uscire dalla balcanizzazione dei sistemi nazionali. La postfazione di Walter Ricciardi, docente di Igiene e Medicina Preventiva all'Università Cattolica, chiude il cerchio con una domanda semplice e radicale che D'Amato aveva preparato in ogni pagina: vogliamo usare l'intelligenza artificiale per fare di più, o per fare meglio? La differenza, scrive Ricciardi, non è tecnica. È etica e politica. E riguarda tutti noi.“La cura e l'algoritmo” non è un libro per addetti ai lavori. È un libro per chi vuole capire perché il futuro della sanità è anche il futuro della democrazia.
La cura e l’algoritmo: le opposte trincee tra entusiastici e catatrofisti
Alessio D’Amato con il suo libro mette insieme i rischi dell’intelligenza artificiale ma anche le possibili conquiste in sanità










