di

Ruggiero Corcella

Sondaggio dell’American Medical Association: oltre l’80% dei medici statunitensi usa già strumenti di Ai, ma restano timori su privacy, responsabilità legale e perdita di competenze. Quasi nove su dieci chiedono però garanzie su sicurezza ed efficacia

«Odi et amo»: è un rapporto ancora controverso, tra odio e amore appunto, quello tra camici bianchi e intelligenza artificiale. Secondo la survey 2026 dell’American Medical Association (AMA), sull'altra sponda dell'Oceano adesso prevale però l'«amore»: oggi oltre l’80% dei medici statunitensi utilizza strumenti di AI nella propria attività professionale o ne conosce l’impiego all’interno della struttura in cui lavora. Una quota che è raddoppiata rispetto al 2023.Il report, realizzato dal Center for Digital Health and AI dell’associazione americana dei medici, ha coinvolto 1.692 professionisti di diverse specialità e aree geografiche degli Stati Uniti tra gennaio e febbraio 2026. La ricerca mostra un cambiamento rapido e profondo: l’intelligenza artificiale sta diventando parte integrante della routine clinica quotidiana.Non solo aumenta il numero di medici che la utilizzano, ma cresce anche il numero di applicazioni adottate. Nel 2023 i professionisti impiegavano in media 1,1 casi d’uso; oggi sono diventati 2,3. Parallelamente cala l’incertezza: i medici che dichiarano di non sapere quali strumenti Ai siano disponibili nella propria struttura sono scesi dal 18% del 2024 al 9% del 2026.