Se gli italiani temono l'intelligenza artificiale sul luogo di lavoro perché hanno paura che gli rubi il posto, sono invece pronti a darle il benvenuto in ospedale o negli studi dei medici perché in maggioranza - sei su dieci - sono convinti che nei prossimi dieci anni inciderà positivamente migliorando sia le cure che tagliando la burocrazia. «Non possiamo più affrontare i problemi della sanità italiana con strumenti del passato. L'Intelligenza artificiale non è una bacchetta magica, ma un supporto per chi si prende cura delle persone. Ad esempio può dare un aiuto ad affrontare problemi annosi come le liste d'attesa», avverte Giovanni Migliore presidente di Fiaso - la Federazione che riunisce i manager che guidano Asl e ospedali - che in occasione del lancio ufficiale ieri dell'Osservatorio sull'Ia in Sanità, che ha già mappato una quarantina di progetti in corso nelle corsie ospedaliere italiane, ha diffuso anche i dati di un'ampia indagine di Demopolis, condotta su un campione di 3.400 persone: il sondaggio mostra come per il 61% degli italiani l'intelligenza artificiale possa cambiare in positivo - a dispetto del solo 38% nel mondo del lavoro - la gestione della salute e la cura delle malattie.