Con lo yanagiba alla conquista del Sol Levante. Potrebbe essere il titolo di un film con Bruce Lee, oppure il terzo episodio della saga tarantinesca di Kill Bill. Invece è la realtà, che qualche volta supera la fiction. Lo yanagiba è l’affilatissimo coltello giapponese usato per sfilettare e tagliare il pesce crudo. Il samurai protagonista è invece italiano che più italiano non si può: si chiama Paolo Cini, è originario di Viterbo e il 19 agosto a Tokyo contenderà la Coppa del mondo di sushi ai migliori specialisti non giapponesi di tutto il mondo. Due weekend fa a Cinisello Balsamo, nell’hinterland milanese, il 36enne Paolo-san si è qualificato per la finalissima arrivando secondo all’Italy Sushi Cup vinta dal nippo-italo-brasiliano Clayton Kawamura. Ma i giapponesi, si sa, sushi e sashimi lo masticano fin da piccoli: «Nella tecnica della sfilettatura non li batte nessuno», ammette Cini. Per un tusco doc come lui, cresciuto a carbonara e acquacotta, è un po’ più difficile. Eppure i giudici dell’AIRG (l’Associazione Italiana Ristoratori Giapponesi che promuove la conoscenza dell’autentica cultura gastronomica nipponica) assieme a quelli del WSSI (il World Sushi Skills Institute, l’istituto di formazione riconosciuto dal governo nipponico che certifica le competenze degli chef di sushi in tutto il mondo) lo hanno voluto premiare per via della sua tecnica e creatività. «Il livello dei sushiman italiani è in costante crescita – ha detto il presidente della giuria, Yamazaki Gentaro –. Il pesce crudo è una materia delicata, che si può trattare seguendo regole precise, che non sono solo estetiche».