Per diverso tempo, a partire dal 2000, a Milano “sushi” era quasi sinonimo di Nobu (e pochi altri ristoranti). Nobu come lo chef, Nobu Matsuhisa, che oggi racconta al Corriere della Sera del legame con chi quel ristorante lo volle fortemente, Giorgio Armani: “Abbiamo inaugurato qui a Milano nel 2000, quasi 26 anni fa (…). Ogni volta che venivo, lui scendeva a salutarmi nel pomeriggio, tra le 5 e le 6. Oggi lui non c’è e mi manca molto. Era una leggenda, mi ha insegnato tanto”.
Il signor Armani, racconta lo chef, aveva “un’attenzione maniacale al dettaglio. Cercava la perfezione. Io ho imparato questo da lui: a migliorare sempre, anche le cose più piccole”. Si va dal primo ricordo, quando era stato chiamato a “cucinare durante una sfilata nel teatro Armani progettato da Tadao Ando nell’ex fabbrica della Nestlé di via Bergognone, oggi quartier generale dell’azienda” e lo stilista chiese di vederlo: “Faccio un cenno di saluto veloce e continuo a lavorare. Nessuno mi suggerì che era meglio fermarsi, darsi una ripulita e stringere la mano! Però lui capì perfettamente il momento. E infatti dopo abbiamo guardato la sfilata insieme. Non siamo mai stati di grandi parole ma ci intendevamo. Come quando gli proposi l’idea di istituire il divieto di fumo nel nostro locale di Milano”.







