Riproponiamo qui l'intervista realizzata da Isabella Fantigrossi allo chef Antonio D'Angelo, pubblicata sul numero di Cook uscito nel mese di febbraio 2022.
Il giorno che ha cambiato la vita di Antonio D’Angelo è arrivato nella primavera del 2004. «Lavoravo al Gallia di Milano come capopartita. Una mattina mi chiama il vecchio sous chef di “Nobu” che mi chiede: quest’estate vuoi andare a lavorare sulla barca del signor Armani? Sapevo che sarebbe stata un’esperienza di lavoro breve. Solo un mese. Ma non è che ci ho pensato su tanto. Forse un paio di secondi». Antonio D’Angelo, 47 anni, accetta al volo. «Il primo agosto ho preso servizio sul suo primo yacht, il Mariù», racconta lo chef alla guida del «Nobu» di Milano, il ristorante fusion nato nel 2000, nel cuore del Quadrilatero, dalla partnership, unica al mondo, tra lo stilista e il celebre chef giapponese Nobuyuki Matsuhisa, maestro indiscusso del sushi. «Siamo stati fermi a Porto Cervo per tutto il mese. E lì mi sono giocato tutte le carte che avevo a disposizione, anche se Giorgio Armani non era a bordo. Facevo piatti classici della cucina italiana. Non staccavo mai, dalla spesa della mattina al dopo cena. È stata la mia grande occasione». L’equipaggio parlò molto bene di lui. E così quindici giorni dopo lo sbarco, a metà settembre, D’Angelo viene chiamato a far parte della squadra di “Nobu”. Dove, poco alla volta, stringerà un rapporto di grande confidenza con Giorgio Armani («anche se lui — racconta — non dà mai del tu a nessuno»), visto che per quasi cinque anni, dal 2004 al 2009, è stato il suo chef personale. E ancora oggi viene chiamato per cucinare alla festa del suo compleanno, in luglio, nella casa di Saint Tropez («ogni anno cambio menu, l’ultima volta ho preparato risotto al limone con ricciola e poi tantissimo pesce della Costa Azzurra: catalana, gamberi alla griglia, scampi gratinati, e ancora sashimi, tataki di tonno, tartare di salmone...»).














