Una vita spesa alla ricerca del sottile equilibrio tra moda, lusso e discrezione, Giorgio Armani più di chiunque altro ha portato la moda italiana nel mondo. E nel farlo ha portato anche bocconi di mondo nel nostro paese: a lui si deve per esempio l’intuizione di aprire il ristorante Nobu a Milano. Giorgio Armani è difficile da raccontare come tutte le cose semplici, come le sue linee, laddove si nascondono mille insidie. Ogni punto (di ago e filo, come di scrittura) sarebbe di troppo, ogni virgola nella frase come un’asola che se non ha funzione allora meglio non ci sia. Giacca doppiopetto asimettrica, una camicia in chiffon di seta, il pantalone in georgette. E lui che ha saputo dare alle donne un nuovo modo di vestire era solito, più che mai, alla semplicità: girocollo blu e t-shirt. La dimostrazione che la vera eleganza non è ostentazione.

Era il 2002, gli albori del nuovo millennio, quando Milano vide approdare all’ombra della Madonnina un nuovo ristorante giapponese. Nuovo solo per l’Italia. Lo chef Nobuyuki Matsuhisa, da cui poi il nome Nobu, aveva viaggiato dal Giappone al Perù, prima di arrivare in California. Nel resto del mondo era già una star della cucina, tanto che nel suo ristorante di Beverly Hills tra i clienti abituali c’era anche Robert De Niro. Fu proprio lui a proporgli New York per una nuova apertura, ma l’impegno e la meticolosità dello chef non potevano ancora sdoppiarsi. Ci sarebbe voluto qualche anno, così poi nel 1994 Nobu apriva le porte della sua cucina nella Grande Mela.