HomeViareggioCronacaMoretti in carcere a Spoleto: "Precedente pericoloso. Ma vado a schiena dritta"Il manager si è consegnato spontaneamente. In sua difesa il Cesmot. L’Anmil contro l’ex Ad delle Fs: "Speriamo che non accada mai più".Mauro Moretti, condannato a cinque anni, si è costituito al carcere di SpoletoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciL’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti, condannato a 5 anni per la strage di Viareggio dopo la sentenza della Cassazione, si è costituito ieri mattina nel carcere di Orvieto, dove è attualmente recluso. "Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto". Lo afferma Mauro Moretti, ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato dal 2006 al 2014. "Questa sentenza – aggiunge – pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilita’ dei manager". Il manager ricorda che "quattro anni di condanna sono il termine oltre il quale si va in carcere e a ame sono stati inflitti cinque anni". Moretti rende noto che andrà in carcere "senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo".
In sua difesa, oltre al legale Ambra Giovine che ha ribadito la non colevolezza del suo assistito, si schiera anche Il CeSMoT (Centro Studi sulla Mobilità e i Trasporti) che parla di ingiustizia a proposito dell’ultima sentenza di Cassazione. "Abbiamo l’impressione – dice il presidente Omar Cugini – che si sia cercato a tutti i costi il capro espiatorio “eccellente”, ignorando la catena degli eventi e le carte processuali che indicavano chiaramente che le responsabilità del disastro non erano attribuibili a Moretti o al Gruppo FS ma erano della società proprietaria dei carri. Strano paese il nostro dove, quando è avvenuto il crollo di un ponte autostradale sono stati condannati solamente i tecnici e la società responsabile dei controlli, mentre nel caso di Viareggio, dove è deragliato un treno merci di carri stranieri, a causa della rottura di un asse dovuta a una carente manutenzione effettuata dai proprietari, la colpa è del Gruppo Ferrovie dello Stato. Che però non aveva alcun strumento per prevenire l’accaduto, tanto più che, come da normativa, la società proprietaria dei carri “incriminati” aveva presentato documentazione attestante le revisioni effettuate, e per tanto quei carri erano stati autorizzati a circolare sull’infrastruttura ferroviaria".












