La commissione d’accesso presieduta dal vice prefetto Vincenzo Chietti accertò a Sorrento “un quadro di eccezionale gravità, nel quale i molteplici elementi raccolti convergono in modo univoco nel delineare una condizione di concreta, stabile e significativa permeabilità dell’Ente comunale di Sorrento rispetto a interessi, logiche e metodi riconducibili alla criminalità organizzata”.

E’ uno dei passaggi clou delle conclusioni della relazione di quasi 180 pagine che ilfattoquotidiano.it può raccontare in esclusiva. Un documento esplosivo, che affonda le mani nelle viscere del ‘Sistema Sorrento’ e ne estrae il lato B, quello che va oltre gli appalti truccati e il fruscio delle tangenti: è il lato dei rapporti tra l’ex sindaco Massimo Coppola (tuttora ai domiciliari a Valmontone), la macchina politico-comunale, e i camorristi e i pregiudicati che sarebbero riusciti a condizionarne scelte, atti, nomine, e persino dimissioni o revoche di tecnici, assessori e vigili urbani.

Secondo gli 007 inviati dal Viminale – il vice prefetto Chietti, il capitano della Finanza di Massa Lubrense Francesco Tartaglione, il comandante dei carabinieri del nucleo comando di Sorrento Giuseppe Donno e l’ispettore di Polizia Carmine Mascolo – a Sorrento era esistito “un sistema criminale collaudato, seriale e profondamente radicato”. Nel quale il sindaco Massimo Coppola aveva “piegato la funzione pubblica a finalità di illecito arricchimento personale, inquinando stabilmente procedure di affidamento, gare pubbliche, flussi finanziari e scelte amministrative” fino a determinare “una compromissione non marginale ma strutturale della capacità dell’Ente di autodeterminarsi secondo legalità”.