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Ultimo aggiornamento: 10:25
Il “Sistema Sorrento” fatto di mazzette sistematiche sugli appalti era noto a tutti in Municipio. E la fedeltà di alcuni dirigenti e funzionari comunali ai propositi criminali del sindaco Massimo Coppola, detenuto a Poggioreale dal 20 maggio dopo un arresto in flagranza di mazzetta, era assoluta.
È ciò che emerge dalle 18 pagine delle motivazioni con cui la dodicesima sezione del Tribunale del Riesame di Napoli – presidente Angela Paolelli, giudice estensore Marina Cimma – ha confermato gli arresti in carcere per Coppola e per il suo staffista Francesco Di Maio, rigettando i ricorsi avanzati dagli avvocati Gianni Pane, Johnny Pollio e Alessandro Orsi.
Secondo i giudici Coppola, nonostante si sia dimesso dalla carica, non può ottenere i domiciliari perché da casa potrebbe ancora reiterare i reati e inquinare le prove. Continuando a pretendere tangenti, anche dopo la perquisizione che scoprì 15mila euro occultati in un panettone, l’ormai ex sindaco avrebbe infatti dimostrato “straordinaria trasgressività e pervicacia criminale”, e i suoi “rapporti consolidati con il territorio” potrebbero consentirgli di gestire anche da casa “la fitta rete di corruttele intessute negli anni, anche magari servendosi di fiduciari disposti ad avvicinare gli imprenditori e condizionarne le dichiarazioni”.






