Quattro centimetri. Pochi, se si guarda una pianta di sorgo in un campo qualunque. Moltissimi, se quella pianta è cresciuta su un suolo che imita la Luna. È quanto accaduto nei laboratori di Tersan Puglia, a Modugno. Cinquant'anni di lavoro nel compostaggio dei rifiuti organici sono arrivati fin qui: a un substrato sterile, privo di nutrienti, trasformato in terreno capace di far germinare semi. Il punto di partenza è stato lo scorso novembre, nelle Grotte di Castellana. Lì il biofertilizzante Bio vegetal è stato impiegato nella missione lunare simulata Caam 2, promossa da Space pioneers con l'Agenzia spaziale italiana e il Politecnico di Bari.
Da quel test è partita una fase più approfondita: i ricercatori hanno setacciato la ceppoteca aziendale, una banca dati che raccoglie circa duecento specie di microrganismi, per isolare quelli più adatti a rendere coltivabile un terreno duro e arido come la regolite lunare. Il laboratorio dove tutto questo avviene non ha nulla di scenografico. Camere di crescita, vassoi numerati, luci regolate al millimetro. È lì che a inizio giugno sono stati seminati i primi semi di sorgo.
Il confronto è stato netto: nel vassoio di controllo, senza microrganismi, non è germogliata nessuna pianta. Il suolo è rimasto quello che era, morto. Negli altri vassoi, invece, le radici hanno colonizzato il substrato. Le piantine sono cresciute di circa quattro centimetri in poche settimane, e il terreno intorno a loro ha cambiato consistenza: più capace di trattenere l'acqua, più vivo nella rizosfera, la fascia di suolo che avvolge le radici. "Dietro questi risultati - spiega Antonio Monteforte, responsabile ricerca e sviluppo di Tersan Puglia - c'è un'inversione di prospettiva rispetto al modo in cui per decenni si è fatta agricoltura: i fertilizzanti chimici hanno impoverito i suoli proprio mentre li si voleva rendere più produttivi".









