Dalla Luna alla Terra, il punto non è coltivare nello spazio per stupire, ma capire come far vivere le piante dove il suolo sembra non avere più vita. Nei laboratori di Tersan Puglia, nella zona industriale, alcune piantine di sorgo seminate all’inizio di giugno su un suolo simulato lunare sono già cresciute di circa quattro centimetri. Un risultato ancora sperimentale, ma sufficiente a indicare una direzione: usare biofertilizzanti e microrganismi per rigenerare substrati estremi, aridi, poveri, sempre più simili a quelli che la crisi climatica rischia di consegnare anche all’agricoltura terrestre. La ricerca, nata in uno scenario lunare, parla quindi anche ai campi pugliesi e mediterranei, sempre più esposti a siccità, desertificazione e impoverimento organico.

Al centro dello studio c’è Bio Vegetal, il biofertilizzante prodotto da Tersan Puglia, azienda attiva da oltre cinquant’anni nel compostaggio dei rifiuti organici e nella produzione di ammendanti per migliorare fertilità e salute dei suoli. Il prodotto è stato utilizzato nel progetto di simulazione lunare promosso da Space Pioneers in collaborazione con il Politecnico e con il patrocinio dell’Agenzia spaziale italiana. Lo scorso novembre, nelle Grotte di Castellana, nell’ambito della missione simulata CAAM 2, è stata testata la possibilità di trasformare la regolite lunare, materiale sterile e privo di nutrienti, in un terreno potenzialmente coltivabile. Nei mesi successivi i ricercatori di Tersan hanno approfondito il lavoro nei laboratori aziendali, selezionando dalla propria ceppoteca, una sorta di biblioteca di microrganismi con circa 200 specie studiate. In camere di crescita con condizioni controllate, i semi di sorgo sono germogliati.