L’ondata di calore di questi giorni ce la siamo creata da soli. Senza le emissioni dovute ai combustibili fossili le temperature che adesso schiacciano l’Europa, Italia compresa, non sarebbero state possibili. È la conclusione di un rapporto del World Weather Attribution (Wwa), un istituto dell’Imperial College di Londra che valuta se un evento meteorologico estremo può essere considerato frutto della normale variabilità del tempo o una conseguenza del cambiamento climatico indotto dall’uomo.
Il dubbio viene a ogni giornata torrida, ma anche dopo abbondanti nevicate. In fondo, il tempo è mutevole per sua natura e sarebbe sbagliato usare i singoli eventi meteorologici per estrapolare tendenze climatiche di lungo periodo e responsabilità precise. Per attribuire un nesso di causa ed effetto occorre studiare le serie storiche relative e applicare complessi calcoli probabilistici.
Non sempre il risultato di questa analisi è scontato. Nel caso delle inondazioni dell’Emilia-Romagna del 2023, ad esempio, l’istituto stabilì che il livello delle piogge non era da attribuire al climate change. Stavolta invece ci sono pochi dubbi. «Un’ondata di calore simile in giugno sarebbe stata più fresca di 3,5 gradi nel 1976 e di 2 gradi nel 2003 nelle temperature diurne», scrive il report del Wwa. «L’ondata di caldo del giugno 2026 si è verificata in presenza di un modello di circolazione sostanzialmente simile a quello degli analoghi storici», prosegue il rapporto nelle sue conclusioni. «Tuttavia, una circolazione simile produce oggi picchi di temperatura significativamente più elevati rispetto a quelli registrati a metà del ventesimo secolo, poiché il livello termico di base è aumentato». Conseguenza: negli ultimi due decenni la probabilità di eventi estremi si è moltiplicata. «Rispetto al 2003 – scrivono i ricercatori – la probabilità di registrare le temperature di questo giugno è aumentata di dieci volte per le temperature massime e di oltre cento volte per le minime».











