La temperatura sull’Europa occidentale non scenderà ancora per diversi giorni, prevedono i meteorologi. Per trovare un’ondata di calore di questa intensità ma soprattutto così duratura, gli statistici devono tornare al 2003. Quell’anno si contarono decine di migliaia di vittime per il caldo, addirittura 72 mila in Europa secondo un rapporto Onu sui disastri naturali pubblicato nel 2020. Il cambiamento climatico riguarda tutto il globo ma non ha ovunque la stessa intensità. Alcune aree, come i Poli o il bacino del Mediterraneo, sono considerate «hot spots» in quanto la variazione delle temperatura è più elevata della media planetaria. Le estati recenti, e con tutta probabilità anche le prossime, ce lo ricordano ogni anno.

La ripetizione ravvicinata di eventi estremi come quello del 2003 è una delle conseguenze previste del riscaldamento globale, dunque non c’è da stupirsi. Come non bisogna stupirsi per la convivenza di estremi di natura diversa, come la canicola e la grandine che si sono alternate ieri in molte città. C’è tuttavia da preoccuparsi perché l’aumento delle temperature da cui scaturiscono, invece di rallentare, sta accelerando. La variazione annuale media delle temperature, infatti, sembra essere cambiata a partire dal biennio 2013-14. Negli anni precedenti l’aumento annuo era pari a 0,16-0,18 gradi per decennio, mentre nel periodo successivo è cresciuto fino a 0,34-0,42 gradi per decennio.