Bruxelles – C’è un nesso causale tra il cambiamento climatico provocato dall’uomo e l’ondata di calore che sta colpendo l’Europa. A dirlo è una nuova analisi condotta dagli scienziati di World Weather Attribution, che ha rilevato come la fase dell’El Niño-Oscillazione Meridionale (ENSO) non ha avuto alcun ruolo nel determinare il caldo. L’Europa, dice il rapporto, si sta riscaldando più velocemente della media globale. “La scienza su come il cambiamento climatico stia aggravando le ondate di calore è ormai consolidata – ha commentato Theodore Keeping, ricercatore su eventi meteorologici estremi e incendi dell’Imperial College London -. Le continue emissioni di combustibili fossili sono direttamente responsabili dei disagi che le persone stanno vivendo“. Solo poche settimane dopo una grave ondata di calore che ha battuto tutti i record storici del mese di maggio, infatti, l’Europa ne sta affrontando una seconda, che sta abbattendo i record di giugno e quelli annuali. Questo, spiega l’analisi, “è particolarmente significativo considerando che giugno non è storicamente il mese più caldo dell’Europa occidentale”. In Francia, Germania, Italia, Spagna e nell’Inghilterra meridionale le temperature stanno raggiungendo valori di 5-12°C al di sopra delle medie stagionali, alimentate da un persistente sistema di alta pressione. Ricercatori provenienti da Svezia, Danimarca, Stati Uniti, Paesi Bassi, Irlanda e Regno Unito hanno collaborato per valutare in che misura i cambiamenti climatici di origine antropica abbiano alterato la probabilità e l’intensità del caldo estremo nell’Europa occidentale. Nell’area studiata, quella del 2026 è l’ondata di calore più intensa mai registrata. Per capire quanto sia straordinaria, spiega la ricerca, “basta guardare al passato: nel 1976, anno in cui vennero stabiliti alcuni dei precedenti record europei, temperature simili sarebbero state praticamente impossibili non solo a giugno, ma in qualsiasi momento dell’anno”. E ancora nel 2003, quando l’Europa fu colpita dalla prima grande ondata di calore del secolo, “le temperature diurne attuali sarebbero state dieci volte meno probabili, mentre quelle notturne addirittura più di cento volte meno probabili”. Anche Simon Stiell, Segretario Esecutivo dell’ONU per il Clima, ha attribuito il caldo estremo “al cambiamento climatico” che è “fuori controllo” a causa della “dipendenza mondiale dalla combustione di carbone, petrolio e gas”. Il dato forse più allarmante riguarda la velocità con cui giugno si sta riscaldando. Le temperature massime diurne crescono a circa il triplo della velocità del riscaldamento globale, quelle notturne al doppio. Il risultato è che un’ondata analoga, nel giugno 1976, sarebbe stata di circa 3,5°C più fresca di giorno e 2,4°C più fresca di notte. Nel 2003, il divario sarebbe stato rispettivamente di 2°C e 1,3°C. Molte capitali europee stanno vivendo in questi giorni non solo il periodo di tre giorni più caldo della loro storia recente in giugno, ma il più caldo in assoluto dal 1950. Inoltre, è impressionante “la velocità del cambiamento” perché “ogni pochi anni vediamo i record di calore in Europa andare in frantumi”, ha fatto notare Keeping. Il rapporto segnala anche il fenomeno delle cosiddette “notti tropicali”, ovvero le notti in cui la temperatura non scende sotto i 20°C. Si tratta di un dato sanitario rilevante, perché il raffreddamento notturno permette normalmente al corpo di recuperare dallo stress termico diurno, e la sua assenza aggrava significativamente i rischi per la salute. In Francia, alcune zone hanno registrato temperature al di sopra dei 20°C per oltre una settimana consecutiva, con picchi notturni vicini ai 30°C. A rendere la situazione ancora più preoccupante è il fatto che le condizioni atmosferiche che hanno scatenato questa ondata non sono insolite, ma fanno parte di uno schema già visto in passato. La differenza è che oggi, su una baseline climatica più calda, lo stesso tipo di circolazione produce temperature molto più estreme.A ciò si aggiunge il fattore umidità. Gli scienziati hanno misurato anche il WBGT, un indice che combina calore, umidità e irraggiamento solare per valutare il reale stress termico sul corpo umano. Dal 18 giugno, il 45 per cento delle città europee ha superato le soglie di rischio per gli ambienti interni. Non basta stare a casa, quindi, per essere al sicuro.Come sempre, il pericolo è maggiore nelle città, dove l’effetto “isola di calore urbana” – causato da asfalto, cemento e scarso verde – si somma a edifici vecchi e non isolati e a condizioni di disagio socioeconomico. Case, scuole, mezzi di trasporto e reti energetiche sono stati costruiti per un clima che non esiste più. Le ondate di calore “rappresentano una grave minaccia per la salute umana, hanno profonde ripercussioni sugli ecosistemi” e causano in Europa “più morti di tutti gli altri rischi naturali messi insieme”. Durante l’estate del 2022, raccontano gli scienziati, “più di 60mila persone in tutta Europa sono morte a causa del caldo estremo”. Anche nell’estate successiva, significativamente più fresca, sono stati registrati oltre 47mila decessi legati al caldo. Secondo il rapporto, durante l’estate del 2025 sono morte per caldo estremo 23.500 persone in 854 grandi città europee, e “più di due terzi di questi decessi (circa 16mila) erano direttamente dovuti all’influenza del cambiamento climatico sulle temperature locali”. A questo giro, l’impatto è già evidente. Non solo sulla mortalità, ma anche sugli ecosistemi, i servizi infrastrutturali e la vita quotidiana. Le alte temperature “stanno spingendo la domanda di raffreddamento ai livelli più alti degli ultimi 45 anni, aumentando al contempo significativamente il rischio di incendi, in particolare in Spagna e Francia”. La Francia è tra i Paesi più colpiti, con già almeno 40 vittime accertate, chiusure scolastiche, cancellazione di eventi all’aperto e gravi disagi ferroviari. Anche l’Italia ha registrato decessi legati al caldo, un aumento dei ricoveri al pronto soccorso e interruzioni di corrente collegate all’uso crescente dei condizionatori d’aria, mentre i sistemi sanitari e di trasporto in Belgio e nei Paesi Bassi hanno dovuto far fronte a pressioni crescenti e interruzioni dei servizi. In Belgio, i centri di recupero della fauna selvatica hanno inoltre segnalato un brusco aumento di animali in difficoltà per il caldo. Intanto, la Spagna sta affrontando condizioni di siccità e stress idrico aggravate, con i livelli dei bacini idrici sotto pressione crescente. L’ondata di calore sta anche mettendo sotto stress i sistemi energetici europei, con preoccupazioni per la riduzione della produzione delle centrali nucleari francesi raffreddate dai fiumi Rodano e Garonna.