Da Trump a Orban passando per Meloni, le destre occidentali usano la nozione di egemonia culturale brandendola come una clava, convinte che chi ha il potere può non solo piegarla ai propri fini, ma umiliarla a strumento per acchiappare tutto il possibileUn percorso complicato quello dell’egemonia culturale, concetto innovativo ma destinato a polemiche e ribaltamenti da quando Gramsci lo elaborò nei suoi Quaderni dal carcere (1929-1935) e oggi al centro dell’attenzione nei paesi in cui le destre governano facendone la pretesa di una bandiera. L’innesto della cultura idealista, di Hegel e Croce, porta Gramsci a riconsiderare il determinismo economico del marxismo ortodosso e a dare spicco agli elementi culturali, alle idee, ai valori che consentoSara GentilepolitologaPolitologa, professoressa invitata al Cevipof (Sciences Po), Parigi. Collabora con la Fondazione Feltrinelli partecipando ad una linea di ricerca sulla leadership. Collabora con le riviste Italianieuropei e Critica sociale
L’egemonia culturale? Per le destre è una clava
Da Trump a Orban passando per Meloni, le destre occidentali usano la nozione di egemonia culturale brandendola come una clava, convinte che chi ha il potere può non solo piegarla ai propri fini, ma umiliarla a strumento per acchiappare tutto il possibile









