Da tempo, si è passati dal diritto di critica al diritto d’insulto: nel Far West dei social non stupisce più. Eppure, le “parolacce” di Trump sul suo social personale Truth e in due interviste rilasciate alle tv (La7 e la Nbc americana), umiliando deliberatamente la premier Meloni con la conseguente offesa al nostro Paese, hanno indignato chiunque, oltre gli schieramenti politici e i confini. Le ragioni, più d’una. Lo sconcerto si allinea al livello dei protagonisti e alle loro già esibite relazioni di amicizia? Diventa inaccettabile che le relazioni internazionali scivolino nelle umoralità personali dei leader del momento? C’è l’arroganza di un maschio maleducato ai danni di una donna? Piuttosto, l’inadeguatezza di un soggetto psicopatico rispetto al potere che il ruolo gli attribuisce? Risposte affermative.

Ma Trump (di norma) dice tutto e il contrario di tutto. Mente spudoratamente. Attacca chi non gli piace o non la pensa come lui. Lo ha fatto niente meno contro il Papa! E aveva denigrato Macron, Staimer – andando a memoria - aveva annichilito il presidente ucraino Zelensky nello Studio Ovale della Casa Bianca. L’elenco prosegue con i leader sudamericani, asiatici o arabi. Per esempio, il potente principe saudita Mohammad bin Salman Al Sa’ud è stato apostrofato da Trump, letteralmente, come quello che “non pensava che avrebbe dovuto baciarmi il c***, mentre ora deve essere gentile con me”. Offese sconsiderate, che nel mondo arabo si lavano col sangue. Perché però questa volta – almeno in Italia, dopo aver incassato la solidarietà di tutti i partiti nazionali e delle cancellerie di mezzo mondo- la polemica non si spegne? Andando oltre il compiacimento mediatico, si potrebbe allora immaginare, che l’affondo del tycoon possa essere quella spallata che mancava ad una situazione politica stabile da troppo tempo.