Dopo lo sgangherato Superman del nuovo ciclo DC Comics per grande schermo, arriva anche la cuginetta di Clark Kent, Supergirl, con la regia di Craig Gillespie. Torna a indossare la S rossa Milly Alcock. Il suo personaggio qui è meno superficiale e capiremo il perché della sua irrequietezza. Per il resto ci ritroviamo di fronte a un villain cattivo quanto inetto e privo d’ogni fascino narrativo, un brigante alieno con il volto irriconoscibile di un Matthias Schoenaerts davvero sprecato, più delle sue ore di trucco. Lo ricordate in The Danish Girl, A Bigger Splash, The Old Guard e Suite Francese? Peccato. Non per il suo cachet immagino. Poi c’è una ragazzina orfana da salvare interpretata da Eve Ridley, giovane promessa da tener d’occhio.
Clark fa solo un cameo, come in effetti poco più la new entry Lobo, con ghigno e vocione ingrassati di Jason Momoa, ma in italiano sempre con la voce di Francesco De Francesco. Dal futuro dello czarniano pazzo ci si aspetterebbe molto al cinema, ma il personaggio è troppo politicamente scorretto per non subire profonde edulcorazioni come Venom, e ancora prima Spawn. Invece corre su e giù per lo spazio la nostra Sup, a caccia di un antidoto per guarire il suo Krypto, ma soprattutto in cerca di una casa e di sé stessa, è questo il leitmotiv più importante.











