Un'eroina incasinata, alcolica, imperfetta, non politicamente corretta, femminista ante litteram, un po' dark e con un cugino, Superman, davvero troppo precisino: "Il fatto è che lui vede il bene in tutti, mentre io vedo il vero". Così dice 'Supergirl', la protagonista del film in sala da oggi, 25 giugno, con Warner Bros nell'universo DC rifondato da James Gunn e Peter Safran, in questo primo tentativo di raccontare in prima persona Kara Zor-El, cugina di Superman.

Ma come si vede nel film, che ricorda Mad Max e anche una sorta di western spaziale sporco e malinconico, c'è una ragione ben forte se Kara è così emotivamente malmessa. Lei, al contrario di Clark Kent che è cresciuto in una famiglia amorevole sulla Terra, ha avuto un'esistenza molto più traumatica: ha assistito infatti alla distruzione di Krypton e ha vissuto esperienze molto più dure, cosa che la rende meno ottimista, più amara e imprevedibile.

Ora volendo sintetizzare le prime reactions americane a questo film dal ritmo torrenziale c'è sicuramente un consenso unanime verso la protagonista Milly Alcock - attrice australiana nota per aver interpretato la principessa Rhaenyra Targaryen in 'House of the Dragon - considerata una scelta vincente per il futuro del DC Universe, mentre verso il film la critica è più divisa soprattutto per la sceneggiatura e il cattivo di turno.