Anche questo film si apre con il sole. Era già successo al Superman dell'anno scorso, quello scritto e diretto da James Gunn, che il sole giallo della nostra costellazione avesse un ruolo cruciale, nella trama e nelle immagini. Ora anche Supergirl (di cui Gunn non è né sceneggiatore né regista ma è supervisore, come di tutto l'universo condiviso DC), si apre con il sole, anche se non quello giallo, controluce sull'obiettivo, mentre la protagonista si sveglia con una sbornia. Sbornia che può avere solo quando non è illuminata dal sole giallo.Scopriamo così che a 23 anni passa il tempo nelle costellazioni con il sole rosso, che non le dà poteri di alcun tipo, così da potersi sbronzare, altrimenti non sentirebbe nulla. Si allontana dal sole per sentire qualcosa. Le dinamiche del sole sono non solo una soluzione di fotografia ma un espediente per parlare dell’intimità dei personaggi. Non le importa di non avere i poteri perché lei quei poteri non li vuole, non vuole essere un'eroina, vuole solo dimenticare. Dimenticare suo cugino primo della classe, il suo pianeta che non c'è più e la famiglia che è stata sterminata. Solo il cane che ha trovato su quel che rimaneva di Krypton ha per lei un senso. Tutto cambia quando incontra una ragazzina la cui famiglia è stata sterminata e che vuole solo vendetta; aiutarla fa sì che il suo cane venga avvelenato e ha 72 ore per recuperare l'antidoto proprio da quei briganti.WarnerNiente di più convenzionale, vecchio stampo e fumettistico di tre giorni di tempo per recuperare un antidoto. Un vero classico che purtroppo in Supergirl ha spesso l'aria della storia poco scritta. E del resto sono poco scritti anche i personaggi, molto generici e con poca personalità, così come l'azione, diretta non benissimo. Se non ci fosse Milly Alcock a interpretare la protagonista, con quel fare autentico e stropicciato, quell'espressione di reale noncuranza e una maniera tutta sua di suggerire complessità e scatenare interesse, il personaggio sarebbe l'imitazione di un’antieroina. E del resto se non ci fosse Matthias Schoenaerts a interpretare il villain in modi autenticamente viscidi, non ci sarebbe nessun senso del pericolo.Ovviamente il sole giallo entrerà in gioco a un certo punto, e poi ce ne sarà anche uno verde. Tutto pur di trovare modi per sì che Supergirl non possa usare a pieno i poteri (altrimenti risolverebbe tutto in poco). E proprio l’idea di avere un film su un’eroina che a lungo è senza poteri o con una loro versione ridotta fa cambiare genere al film. Più che un film di supereroi Supergirl è una space opera. Un film pieno di locali dello spazio, bevande, tecnologie, autobus galattici e razze aliene su pianeti diversi. E come tale è apprezzabile. Peggio quando invece questi poteri arrivano e vengono usati. Dovremmo aver anelato questo momento, dovremmo aver atteso che finalmente l'eroina possa entrare in azione a pieno e fare quello che sappiamo accadrà, cioè menare tutti. Ma non è così. E la soddisfazione del vederlo accadere non è proprio al massimo.WarnerCraig Gillespie, che il film l'ha diretto, è il regista di Tonya e Crudelia, sa lavorare bene sulla recitazione ma non è uno da scene d'azione e il film ne soffre. Ogni qualvolta fa quello che i cinecomic fanno peggiora; quando invece se ne distanzia, quando approfondisce un aspetto della vita nello spazio, delle persone che girano o delle sue sottotrame, diventa più interessante. C'è per esempio tutta una questione di tratta delle ragazze, che più piccole sono meglio è, con il fine di usarle a scopi riproduttivi. È praticamente una storia di stupri seriali che fa di tutto per suggerirlo senza dirlo, e benché ricordi un po' le mogli di Immortan Joe in Mad Max: Fury Road, funziona bene, dà proprio il contesto depravato che serve. E non manca la musica e l’idea tipica di James Gunn di trovare il genere e la canzone giusta da far ascoltare a ogni personaggio per spiegarlo al pubblico.Di contro quando di nuovo si ricomincia a fare film di supereroi, cioè arriva Lobo, personaggio storico della DC adattato malissimo come la brutta copia di un personaggio banalmente cool, quando si indossano i costumi, quando si vola ecc. ecc. manca tutto quello che di buono sanno fare i cinecomic, cioè la gioia dell'eccitazione da poteri, la complessità delle decisioni da prendere e i dilemmi etici. Perfetto per chi non ama i cinecomic, difficile da digerire per i fan.
A sorpresa, il nuovo film di Supergirl è una space opera
Giocato tra tre soli (rosso, giallo e verde) e poteri che più che altro non ci sono, funziona molto meglio quando non è un film di supereroi











