Le due scosse violentissime che hanno colpito il Venezuela hanno riportato al centro dell'attenzione il sistema di allerta sismica integrato negli smartphone Android, che in alcuni casi ha inviato un avviso agli utenti pochi secondi prima dell'arrivo del terremoto. Un meccanismo che ha permesso a molte persone di mettersi al riparo, ma che - chiarisce Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - non va confuso con una previsione sismica.

«È importante sottolineare che il sistema di Android non prevede i terremoti», spiega Stramondo. Il funzionamento si basa sugli accelerometri presenti nei cellulari, in grado di individuare il primo scuotimento, più leggero, prodotto dalle onde primarie (onde P), che viaggiano più velocemente. La parte distruttiva dell'energia sismica arriva invece con le onde secondarie, le onde S, più lente. Vicino all'epicentro la differenza temporale tra l'arrivo delle due tipologie di onde è minima: l'avviso, dunque, può aver dato un margine utile di reazione solo a chi si trovava a diversi chilometri di distanza dal punto in cui si è generato il sisma.

Come funziona il sistema di Google

Il meccanismo, descritto da Google in uno studio del luglio 2025 firmato dall'ingegnere Marc Stogaitis insieme a ricercatori di Berkeley e Harvard, trasforma di fatto ogni smartphone Android in un mini-sismografo. Quando il telefono rileva un movimento compatibile con un terremoto, invia un segnale — insieme a una posizione approssimativa — al server di rilevamento sismico di Google, che incrocia i dati provenienti da numerosi dispositivi per confermare se sia effettivamente in corso una scossa. Il sistema sfrutta così gli oltre due miliardi di telefoni Android attivi nel mondo per costituire quella che Google definisce la più grande rete di rilevamento sismico del pianeta.