Il sistema di allerta di Google che in Venezuela, in alcuni casi, ha inviato un messaggio di avviso sugli smartphone qualche secondo prima del terremoto, può essere stato di qualche utilità soltanto per chi si trovava molto lontano dall'epicentro.

A precisarlo è Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «È importante sottolineare che il sistema di Android non prevede i terremoti», afferma Stramondo all’Ansa. «Usa gli accelerometri presenti nei cellulari, che possono individuare il primo scuotimento, più leggero, prodotto dalle onde primarie, chiamate onde P, che sono quelle più veloci».

La parte principale dell'energia distruttiva del terremoto è trasportata, invece, dalle onde secondarie o onde S, più lente. Nell'epicentro, la differenza di tempo tra l'arrivo delle due tipologie di onde è minima, dunque l'avviso può aver dato il tempo di mettersi in sicurezza solo a chi si trovava a chilometri di distanza, che ha ricevuto il messaggio qualche decina di secondi prima dell'arrivo della scossa.

«L'utilità dipende molto da dove ci si trova», dice l'esperto dell'Ingv. Il sistema, inoltre, funziona solo se il segnale è rilevato nello stesso momento da molti telefoni presenti nella stessa area: in quel caso, cerca di stimare epicentro, magnitudo e area potenzialmente interessata, e invia l'alert agli utenti.