Nel doppio sisma che ha devastato il Paese sudamericano, milioni di smartphone Android hanno ricevuto una notifica. Ma il sistema non sa prevedere i terremoti, l'anticipo è di pochi secondi e in Italia non è attivo

Alle 18.04 di mercoledì, ora locale, in molte zone del nord del Venezuela è successa una cosa che a prima vista somiglia alla magia e che invece è solo ingegneria del software: prima che la terra cominciasse a tremare, milioni di telefoni Android hanno suonato. Sullo schermo, una notifica avvertiva di prepararsi a possibili scosse. Pochi istanti dopo sono arrivate per davvero, e sono arrivate fortissime: due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 a una quarantina di secondi l'uno dall'altro, il sisma più potente che colpisce quell'area da centoventisei anni. Il bilancio provvisorio, mentre scriviamo, parla di oltre 230 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di dispersi. In mezzo a una tragedia di queste dimensioni, la domanda che è rimbalzata su tutti i social è quasi infantile nella sua semplicità: come faceva il telefono a saperlo prima?La risposta, va chiarito immediatamente per non alimentare equivoci, è che il telefono non lo sapeva prima. Nessuno, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è in grado di prevedere un terremoto. Quello che il sistema di Google fa è diverso e molto più terreno. Si accorge che il terremoto è già iniziato e corre ad avvisare chi si trova un po' più lontano dall'epicentro, sfruttando un dettaglio di fisica che dà alla tecnologia un vantaggio di pochissimi, preziosi secondi.