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di Redazione La Sicilia
26 Giugno 2026, 14:30
Il rumore più ascoltato, in Venezuela, non è stato quello del crollo. È stato il silenzio dopo. Un silenzio tagliato da richiami, colpi contro il cemento, nomi gridati dentro palazzi aperti come scatole. A due giorni dalle violentissime scosse che hanno colpito il nord del Paese, quel silenzio si allarga: secondo il sito web venezuelano dedicato alle persone scomparse, sarebbero oltre 50mila i dispersi censiti finora, un numero destinato a cambiare nelle prossime ore man mano che familiari e volontari continuano a inserire nomi e ultime posizioni note, nella speranza di orientare le squadre di ricerca e soccorso ancora al lavoro tra le macerie.
Secondo i dati dell'United States Geological Survey (USGS), il sisma non è stato un unico evento ma un raro "doublet" sismico: una prima scossa di magnitudo 7.2 alle 18:04 ora locale del 24 giugno, seguita appena 39 secondi dopo da una seconda di magnitudo 7.5, con epicentri localizzati nell'area di Yaracuy, tra San Felipe e Yumare. Una configurazione meno frequente — hanno spiegato gli esperti dell'USGS ad Associated Press — capace di sommare effetti distruttivi in tempi troppo rapidi perché la popolazione potesse reagire con lucidità.











