Una corsa contro il tempo. I soccorsi venezuelani sono ancora alla ricerca di eventuali sopravvissuti intrappolati sotto le macerie che ha provocato il doppio sisma di giovedì notte. Attualmente, il conteggio di morti e feriti ha raggiunto un nuovo picco, destinato forse a non essere definitivo: il ministro della Salute Carlos Alvarado ha infatti palato di 235 morti e 4.300 feriti, oltre a quasi 40 mila dispersi. Tra le vittime accertate figura anche un cittadino italiano. Risultano però ancora molte segnalazioni di connazionali che non rispondono, fa sapere la Farnesina.
Il doppio sisma che sfigura il Venezuela. Si teme l’apocalisse, Caracas in macerie
Ci sono diversi fattori che stanno complicando la situazione: da un lato l’imbottigliamento, con tanti pazienti che arrivano in pronto soccorsi già sovraccarichi, cui si aggiunge la paralisi dei trasporti di emergenza, impossibilitati a garantire un triage tempestivo a causa delle arterie stradali interrotte e dei blackout diffusi. C’è anche un tema di gestione dell’enorme emergenza da parte delle autorità, con comunicazioni d'emergenza che procedono a singhiozzo e intere aree municipali isolate dal resto del paese.
A essere fatale per tanti venezuelani, la rapidità della sequenza sismica, che ha impedito alla popolazione di abbandonare le strutture abitative prima del collasso definitivo dei solai, intrappolando migliaia di nuclei familiari. La distruzione tocca vette pericolose soprattutto nei centri costieri, mentre a La Guaira i crolli continuano anche nel giorno successivo al doppio sisma.










