Un po’ nerd un po’ minimalista, cerca di essere una consumatrice più consapevole tra bici, mercatini dell’usato e divulgazione sui social.
Quante volte vi è capitato, a fine giornata, di vedere cibo in scadenza venire ritirato dagli scaffali della grande distribuzione o dalle bancarelle del mercato? Vi sarete magari anche chiesti «dove finirà?». Una risposta possiamo trovarle da « La Dispensa Sociale », un progetto tutto bergamasco di economia circolare della Cooperativa Sociale Namasté, in collaborazione con 53 persone dell’organizzazione di volontariato Ridò, affiancate da persone con disabilità, fragilità e dai loro educatori. La «Dispensa Sociale» recupera alimenti scartati dalla Grande distribuzione (Gdo), dall’ortomercato e dalle aziende agro-alimentari (eccedenze, prodotti prossimi alla scadenza, o con qualche difetto al packaging), ma ancora edibili per ridistribuirli a enti e istituzioni che si occupano di persone fragili.
I volontari de «La Dispensa Sociale» al mercato ortofrutticolo di Bergamo in via Borgo Palazzo
Raffaele Avagliano, coordinatore dell’associazione ha visto nascere il progetto nel 2018. «Ho accettato ben volentieri questo ruolo – spiega ricordando il passaggio dopo anni a occuparsi di comunicazione sempre per la Namasté - perché il legame tra sostenibilità ambientale e sociale è un tema che mi appassiona». Le eccedenze alimentari vengono recuperate e re-distribuite a enti di terzo settore, per esempio Caritas parrocchiali, cooperative sociali o associazioni di quartiere che si occupano di persone in difficoltà economica. «Oppure, come accade spesso in questo periodo - prosegue Avagliano, riferendosi alla fine delle scuole e le numerose attività estive che avranno inizio a Bergamo e provincia – possono servire agli oratori, che una volta a settimana offrono la frutta come merenda, ai gruppi scout. Capita anche, come nel caso della scorsa settimana che la frutta recuperata venga offerta al festival «Migliori di Così», di Nembro, organizzato da giovani e incentrato sul tema dell’ecologia. Quindi un recupero anche a fini educativi. L’anno scorso abbiamo rifornito 73 organizzazioni diverse, per la maggior parte attive nel Comune di Bergamo e nella bassa e media Valle Seriana. Ci sono poi una trentina di organizzazioni che tutte le settimane ritirano ciò che recuperiamo, presso il magazzino di Redona». I numeri del report d’impatto del 2025 de «La Dispensa Sociale» mettono in evidenza i risultati raggiunti: sono state salvate oltre 200 tonnellate di alimenti, per l’80% corrispondenti al reparto ortofrutta. Il progetto ha anche una seconda anima, meno visibile ma altrettanto importante: è la parte educativa del progetto. In sede lavorano tre educatrici professioniste (Alessia Marchi, Francesca Ferrando e Sofia Rota) che si occupano della parte formativa del progetto: nelle scuole, nelle biblioteche, nei centri estivi, e che seguono persone con disabilità o fragilità inserite nelle attività. L’iniziativa sociale non si occupa solo di redistribuzione ad associazioni, ma ha un suo “negozio”, «La Dispensa Re-store», dove anche i singoli cittadini possono fare la spesa gratuitamente. Avagliano spiega il motivo di questa gratuità, che va oltre al semplice risparmio di soldi: «La Legge numero 166 del 2016, nota anche come “Legge Gadda”, stabilisce che quello che recuperi, quello che ti viene dato gratuitamente, deve essere reimpiegato con un fine sociale, quindi gratuitamente.». È con questo principio che nasce «La Dispensa Re-store», nel novembre 2022, di concerto con i servizi sociali del Comune di Bergamo, che da subito hanno accolto l’idea. È una sorta di bottega di quartiere in via Ercole Mozzi 6, tra il Villaggio degli Sposi e la Grumellina, aperta due volte a settimana (il lunedì e il giovedì) dalle 17 alle 19.









