EMPOLIIn un Paese dove ogni anno lo spreco alimentare supera i 13 miliardi di euro, c’è chi si trova ancora costretto a comprare alimenti per poter aiutare le famiglie in difficoltà. È il paradosso denunciato da Re.So., la rete solidale che opera sul territorio empolese e che lancia un appello a supermercati, aziende e produttori: aumentare il recupero delle eccedenze per trasformare quello che rischia di diventare un rifiuto in un aiuto concreto per migliaia di persone. I numeri raccontano una contraddizione evidente. Secondo il rapporto "Il Caso Italia 2026" dell’Osservatorio Waste Watcher International, lo spreco alimentare nel nostro Paese vale oltre 13 miliardi di euro. Se più di 7 miliardi riguardano le famiglie, una quota enorme continua a generarsi lungo la filiera produttiva e distributiva, tra prodotti ancora perfettamente utilizzabili che, per motivi organizzativi o commerciali, non arrivano a chi ne avrebbe bisogno. Sul territorio, Re.So. rappresenta uno degli esempi più virtuosi. Nel 2025 l’associazione ha recuperato oltre 80mila chili di prodotti alimentari ed extraalimentari provenienti da supermercati e attività commerciali, ai quali si aggiungono quasi 194mila chili di ortofrutta. Grazie a una rete composta da quaranta associazioni, questi prodotti hanno raggiunto 6.683 persone. Eppure tutto questo non è bastato. Nel corso dell’anno Re.So. ha dovuto acquistare alimenti per quasi 12mila euro per garantire la continuità delle distribuzioni."A volte si pensa che basti recuperare quello che avanza – spiega la presidente Marinella Catagni – ma non è così. Abbiamo il dovere di garantire distribuzioni dignitose, equilibrate e continue. Quando alcuni prodotti mancano, dobbiamo acquistarli. E questo accade mentre esistono ancora enormi quantità di eccedenze che potrebbero essere recuperate". Il problema, sottolinea l’associazione, non è tanto la mancanza di cibo quanto la difficoltà di intercettarlo in modo strutturato. Le donazioni non sono sempre costanti. Il nodo sta anche nell’organizzazione delle aziende. Recuperare le eccedenze significa infatti inserire questa pratica nella gestione ordinaria dell’attività, formare il personale, predisporre procedure; un percorso che spesso dipende dalla sensibilità dei singoli responsabili e non da una scelta strutturale. Da qui l’appello rivolto a nuove aziende, supermercati e produttori affinché entrino nella rete solidale. "Il cibo non manca – è il messaggio di Re.So. –. Quello che manca, troppo spesso, è il collegamento tra ciò che viene scartato e chi ne ha bisogno".
Spreco alimentare: il paradosso: "Il cibo c’è, ma a noi tocca comprarlo"
L’appello di Re.So. a supermercati, aziende e produttori: aumentare il recupero delle eccedenze per trasformare quello che rischia di diventare un rifiuto in un aiuto concreto per migliaia di persone. I numeri della contraddizione.








