Negli ultimi sette giorni, in media ognuno di noi ha sprecato 555,8 grammi di cibo: a finire nella spazzatura sono soprattutto frutta fresca, verdure, pane, insalata e cipolla. La buona notizia è che un anno fa, lo spreco era risultato (sempre una media tra chi è virtuoso e chi un po’ distratto) di 683,3 grammi a testa. Alla consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari l’Onu nel 2019 ha deciso di dedicare una Giornata mondiale. Quell’anno, infatti, il Rapporto The state of food security and nutrition in the world evidenziò che quasi 690 milioni di persone avevano sofferto la fame. Numeri spaventosi che, però, sono ulteriormente cresciuti (più 130 milioni) nell’immediato post Covid. E, poi, aggravata drammaticamente dai conflitti, la guerra in Ucraina prima e poi in Palestina. Intanto, ogni anno, “va in fumo” più di 1 miliardo di tonnellate di cibo – ovvero circa un terzo di quello prodotto – lungo la filiera agroalimentare. Un inaccettabile squilibrio tra chi ha troppo e chi ha troppo poco che, si badi, non è solo un problema etico e sociale, ma anche ambientale. ù