La complessità del momento è ad ogni modo ben visibile nella dispersione dei risultati, perché se è vero che nel 2024 le imprese distrettuali con Ebitda robusto, oltre il 20% sono state il 13,4%, a ridosso dei massimi 2023, la quota di realtà con margini negativi è balzata in avanti dal 9,3 all’11,9%.Ad aiutare il sistema sono però le “spalle larghe” dei distretti, con un’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita al 36,6%, 2,6 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente, 6,3 oltre i livelli 2021. Così come sempre su livelli elevati (9% dell’attivo) si attestano le disponibilità liquide, risorse chiave per autofinanziare gli investimenti futuri, affrontare le incertezze e i rischi dello scenario.Alle complessità dei dazi si aggiunge ora il nuovo shock in Medio Oriente, area che prima dello scoppio del conflitto in Iran presentava buoni tassi di crescita: complessivamente nel 2025 l’export dei distretti italiani verso Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Libano, Oman, Iran e Bahrein ha sfiorato infatti i 7 miliardi di euro, 2,7 miliardi di euro in più rispetto al 2019, oltre il 10% dell’aumento totale dell’export distrettuale nel periodo.«Lo scenario è complesso - spiega il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro - ma i distretti danno all’Italia una capacità competitiva che altri non hanno, con la capacità di produzioni specifiche e distinte: se non siamo vincenti nelle economie di scala abbiamo invece importanti economie di varietà, che rappresentano un punto di forza rilevante».Guardando alle prospettive, si ipotizza per il 2026 un anno di crescita, con progressi nell’ordine dei 3,4-4 punti in termini di ricavi.