Ci sono due emergenze, altrettanto gravi, ma che non possono essere risolte con provvedimenti d’emergenza. La prima riguarda i ripetuti black out dell’energia che stanno creando gravi danni ai cittadini. Commercianti, albergatori, aziende stanno pensando a sollecitare rimborsi adeguati di fronte alle cospicue perdite subite in questi giorni e le proteste allarmano il sindaco e la sua giunta che, per questa situazione, rischiano di pagare, alla vigilia di un anno elettorale, una forte quota di consensi da parte degli elettori. Lo Russo ha cercato di correre ai ripari con una ordinanza, uno strumento tanto eccezionale quanto di dubbia efficacia, e la questione, come al solito, si è trasformata in un ping-pong di accuse reciproche tra destra e sinistra. Per affrontare, in maniera seria e non demagogica, il problema di una rete vecchia e non adeguata alle calure di queste settimane occorre rivedere i criteri che informano i rapporti tra il Comune e le aziende partecipate. Fino a quando l’amministrazione locale penserà a Iren come un comodo bancomat per attingere le risorse utili a colmare i deficit dei bilanci comunali, i dirigenti cercheranno di sacrificare gli investimenti di lunga durata pur di accontentare i desideri di coloro a cui devono la loro nomina. Ecco perché, se vogliamo che l’argomento non diventi il rituale pretesto estivo per la campagna elettorale, destinato ad una rapida scomparsa ai primi freddi, è necessario stabilire una diversa scaletta di programmazione degli interventi manutentivi per la nostra rete elettrica. La seconda emergenza riguarda i giovani, come ha ricordato, molto opportunamente, l’arcivescovo Roberto Repole. Anche qui, il problema parte da lontano. Sono pochi e, fin quando l’aiuto alle famiglie sarà molto scarso, resteranno pochi. E’ di qualche giorno fa, il rapporto della Fondazione Agnelli sulla ricettività degli asili nido in Piemonte: anche se i progetti del Pnrr venissero conclusi, cosa augurabile, ma difficile, ci saranno solamente 32 posti per 100 bambini piemontesi. Forse ancora più grave per il futuro dei nostri giovani è la situazione delle cure per alleviare un disagio sempre più esteso tra i ragazzi, quello della loro fragilità mentale ed emotiva. Di fronte a un aumento sensibile e molto preoccupante di ricoveri al pronto soccorso e di richieste d’assistenza per problemi psichici che riguardano soprattutto ragazzi tra i 14 e 22 anni, si registrano ampie carenze di medici e di servizi per la salute mentale. Considerato anche il dilagare di giovani in preda a precocissime assunzioni di droghe e abusi di farmaci, il problema del loro futuro va affrontato, sì con urgenza, ma con una programmazione di interventi seria e di lunga durata.