Nei giorni scorsi diversi comuni – soprattutto città di grandi dimensioni, come Milano e Torino, e soprattutto nel nord – hanno sperimentato cali di tensione e interruzioni di corrente. Ci sono una ragione immediata e una profonda; ma la sintesi è che con questi fenomeni, almeno per un po’, dovremo convivere. La causa immediata dei blackout è il caldo intenso. La percentuale di famiglie che si sono dotate di condizionatori è cresciuta dal 29,4 per cento del 2013 al 56 per cento del 2024 e, probabilmente, oggi supera il 60 per cento. Ma questo è solo l’aspetto più visibile e contingente di una trasformazione più ampia. Infatti, a spingere verso l’alto il fabbisogno di picco richiesto alla rete sono soprattutto i consumi che i clienti tendono a usare contemporaneamente, come la climatizzazione quando c’è afa, ma più in generale la ricarica delle auto elettriche (che però può agire anche in senso opposto), le cucine a induzione e i forni elettrici. In zone come quella milanese pesa pure la proliferazione dei data center.Anche la trasformazione dell’offerta, con la diffusione delle fonti rinnovabili, contribuisce a complicare la vita dei distributori. Infatti, mentre storicamente i grandi impianti sono allacciati alla rete in alta tensione, la generazione distribuita – in particolare il fotovoltaico di piccola taglia – è collegato alle reti di distribuzione o, addirittura, si trova “al di là del contatore”. Dal punto di vista della rete, un pannello sul tetto di un’abitazione privata non corrisponde a un aumento della produzione di energia elettrica, ma a una riduzione della domanda (nella quota soddisfatta dall’autoconsumo). Come tale, va in soccorso dei distributori nei momenti di picco. Ma contemporaneamente la richiesta di energia elettrica dalla rete diventa più erratica e soggetta a sbalzi improvvisi. Secondo i dati Arera, la conseguenza di questa situazione è un generalizzato peggioramento della qualità del servizio, dopo un lungo periodo in cui era invece migliorata (soprattutto nel Mezzogiorno, dove partiva da un livello inferiore). Per esempio, i minuti di servizio persi a causa di lunghe interruzioni senza preavviso di responsabilità del distributore erano scesi da 131 per cliente nel 2000 a 35 nel 2016, ma nel 2024 sono tornati a 44; il numero complessivo di interruzioni di responsabilità del distributore (lunghe o brevi) era sceso da 4,6 nel 2008 a 2,9 nel 2016, ma nel 2024 era tornato a 3,7. Per questo, Arera ha erogato diverse penalità.I distributori stanno correndo ai ripari e mettendo in cantiere massicci investimenti, stimati nell’ordine di 6 miliardi di euro all’anno nel prossimo decennio; dal Pnrr arrivano altri 4,1 miliardi. Proprio l’urgenza degli investimenti è stata invocata dal governo per motivare la proroga delle attuali concessioni (altrimenti in scadenza nel 2030), una scelta contestata dalla Commissione europea e per la quale comunque mancano i decreti attuativi: sicché, invece di creare certezza togliendo di mezzo il rischio delle gare, tale maldestro intervento ha aumentato l’incertezza. I distributori, dal canto loro, insistono che gli italiani spendono per la manutenzione e lo sviluppo delle reti meno degli altri europei; i critici puntano il dito contro i maxi-utili delle imprese. Hanno entrambi ragione. Sia come sia, le infrastrutture soffrono a causa del mix tra cambiamento climatico, proliferazione delle rinnovabili ed elettrificazioni dei consumi. Non solo: il caldo riduce l’efficienza di cavi e trasformatori e aumenta la probabilità di danni, tanto più costosi da riparare perché le linee sono interrate. Insomma: gli italiani dovranno abituarsi a interruzioni più frequenti, soprattutto nelle aree più densamente popolate.Per questo, oltre al potenziamento delle reti, è importante favorire i comportamenti virtuosi di coloro che, riducendo i prelievi nelle ore di picco, danno respiro alla rete. Il progetto più avanzato è a Roma – una città che soffre di questi problemi da tempo – dove il distributore Areti ha varato il programma RomeFlex, che riconosce un controvalore economico a chi fornisce flessibilità. Alle ultime aste hanno aderito 450 utenti con una potenza fino a 13,6 MW (a fronte di un carico di picco di circa 2.145 MW: sembra una piccola frazione ma non lo è). Le esperienze internazionali mostrano che, attraverso la partecipazione dei piccoli clienti, si può muovere fino a circa il 3-5 per cento della domanda residenziale, un valore spesso sufficiente a evitare disservizi. Ci vorranno alcuni anni per risolvere strutturalmente la faccenda: nel frattempo, bisogna rassegnarsi e adattarsi.
Le interruzioni di corrente a Milano e nel nord sono qui per restare. Problemi di rete
Le infrastrutture soffrono a causa del mix tra cambiamento climatico, proliferazione delle rinnovabili ed elettrificazioni dei consumi. Inoltre il caldo riduce l’efficienza di cavi e trasformatori e aumenta la probabilità di danni. Per risolvere strutturalmente la faccenda però ci vorranno alcuni anni












