Riccardo Valentini: «Siamo noi i veri responsabili di questa situazione. E non è certo una novità: noi climatologi e scienziati lo diciamo da almeno trent'anni»
Cinque ore di blackout a Torino per il caldo. Sedici volte è saltata la corrente tra Milano, Bergamo, Monza e il capoluogo del Piemonte. 14 milioni di italiani hanno un condizionatore. E a Milano, nell’ultima settimana il fabbisogno di elettricità è cresciuto del 38%, e quasi il 10 per cento del consumo mondiale dipende ormai dai condizionatori. In Italia, i blackout costano oltre 150 milioni di euro all’anno tra merci deteriorate e danni vari. E all’orizzonte già si profila l’eventuale lockdown energetico: al momento, i consumi estivi non sono regolati da divieti o limiti. «Indietro non si torna: possiamo solo lavorare per evitare che diventi ancora più caldo», spiega a La Stampa Riccardo Valentini, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2007 per le sue ricerche condotte come membro dell’International Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo dell’Onu che studia i cambiamenti climatici.
Valentini dice che «siamo nel mezzo di un’ondata di caldo come non si vedeva da tantissimi anni. E non è una mia interpretazione: lo dicono i dati. Ci sarà sempre qualcuno che dirà che è normale, che il cambiamento climatico non c’entra. Ma non è vero, siamo noi i veri responsabili di questa situazione. E non è certo una novità: noi climatologi e scienziati lo diciamo da almeno trent’anni». Il ricercatore spiega che «la temperatura media della Terra e degli oceani è già aumentata di 1,5 gradi e ora stiamo andando verso i 2. Spiegata così, al cittadino può sembrare tutto sommato non allarmante. Ma in realtà è un cambiamento enorme: alcuni modelli indicano che con un aumento di 3,5 gradi scompare la Groenlandia».












