L’arcivescovo Roberto Repole ha detto: «I giovani non devono rimanere in panchina, bisogna dare loro incarichi di responsabilità». E queste parole, per i diretti interessati, sono una boccata d’ossigeno. «C’è scetticismo, poca fiducia in noi. Ed è difficile far capire davvero quanto valiamo» conferma Lavinia Fruttero, 24 anni, studentessa di Medicina e presidente del Consiglio delle e degli studenti dell’Università. «Lo faccio perché vorrei essere un ponte tra generazioni – spiega – ma è molto difficile cercare di essere trattati alla pari. Poi, nel mio caso c’è anche il bias di genere a complicare le cose». Nonostante questo, dopo cinque anni di rappresentanza studentesca non si è scoraggiata. «Dobbiamo fare rete tra noi e cercare di lasciare un segno. Perché sì, abbiamo bisogno dell’esperienza degli adulti, ma anche loro devono imparare da noi: il mondo è cambiato e serve un aggiornamento». «Siamo una minoranza anagrafica e per rappresentanza in politica» Chi deve fare il primo passo? I giovani o gli adulti? Secondo Andrea Borello, 26 anni, attivo in politica da più di un decennio, è una sfida difficilissima. «Siamo una minoranza sia anagrafica sia per rappresentanza in politica – dice – Non ci verranno mai concessi per bontà spazi e incarichi di responsabilità. Qualcuno in politica deve fare un passo indietro e non possiamo essere noi». Come? Ipotizza delle “quote giovani”: «Si potrebbe chiedere ai partiti di candidare almeno il 20% di under 30 in tutte le elezioni – riflette – a condizione però che le candidature non siano solo di facciata, ma posti eleggibili». Un’idea di partenza, certo, non il punto di arrivo. Secondo Elena Variara, 24 anni, consigliera di Circoscrizione da quando ne aveva 19, si tratta di «una riflessione che deve essere fatta nei partiti. La quota a volte esiste già, il punto è avere una squadra intergenerazionale». Anche lei, eletta giovanissima, conosce bene quella sensazione di impotenza di cui parla Repole. «Qualcuno che fa paternalismo lo trovi sempre, soprattutto quando parliamo di temi nuovi che ridiscutono la realtà, come la lotta al cambiamento climatico e al patriarcato, per esempio». «Affrontare problemi nuovi con gli occhi di sempre è un rischio» Ma, come ha ricordato Repole, la mancanza di dialogo è uno svantaggio per tutti, in primis gli adulti. «Affrontare problemi nuovi con gli occhi di sempre è un rischio per tutta la società» conferma Jacopo Tealdi, 25 anni, che ha rappresentato gli studenti nel Cda dell’Università per due anni. Sprona i suoi coetanei: «Le difficoltà e le porte chiuse vanno affrontate e sfidate, quasi forzate, senza cadere nella rassegnazione».
I giovani dalla parte del cardinale Repole: “Dateci più spazio e più fiducia”
Ragazzi e ragazze attivi in politica, all’università, nel sociale che lottano per avere voce: «Siamo troppo pochi per prenderci incarichi di responsabilità da …









