Perché la voglia di cambiare il mondo dei giovani non produce una trasformazione reale nella società? La risposta – si capisce dal saggio pubblicato da Fabrizio Barca, co-coordinatore, e Caterina Manicardi, ricercatrice, del Forum Disuguaglianze e Diversità (presentato a Roma alla biblioteca della Fondazione Basso e consultabile gratuitamente) – non è la mancanza di interesse degli under 34 per ciò che accade intorno a loro, al contrario di quanto si sente spesso dire. Ma la conseguenza dell’incrociarsi di più variabili. Nessuna di queste, però, è inamovibile.

Dal testo Opportunità e ostacoli di un moto giovanile. La partecipazione delle nuove generazioni come questione democratica, realizzato dal Forum nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo” con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, emerge infatti che anche oggi ci sono fattori che mobilitano i giovani, proprio come è stato negli anni Sessanta-Settanta quando i movimenti giovanili hanno avuto un ruolo centrale nella trasformazione della società: crisi ambientale, disuguaglianze sociali, lavoro, diritti, casa, salute mentale, per dirne alcuni.

Ma al contrario di quanto accadeva prima, ora mancano quegli elementi che riuscirono a rendere il moto giovanile una mobilitazione collettiva: la fiducia diffusa nella possibilità di un’alternativa, la crescita economica e la prospettiva di mobilità sociale, i partiti di massa, con milioni di iscritti e radicati sui territori, le mobilitazioni dei lavoratori all’interno delle fabbriche.