di

Mary Tota

Michele Emiliano non tornerà ad indossare la toga: sarà consulente della commissione parlamentare del Senato sul lavoro nero. Lo ha deciso il plenum del Csm

Michele Emiliano non tornerà ad indossare la toga: sarà consulente della commissione parlamentare del Senato sul lavoro nero. Lo ha deciso il plenum del Csm, approvando a maggioranza la richiesta di collocamento fuori ruolo per l’ex governatore pugliese. Una riunione definita «complicata» e terminata con una spaccatura evidente: 15 voti a favore (dalle correnti Area democratica per la giustizia, Unità per Costituzione, più alcuni di Magistratura indipendente e il componente laico di Italia Viva, Ernesto Carbone), sei contrari (i laici di centrodestra più il togato indipendente Andrea Mirenda) e sette astenuti tra togati e laici di centrosinistra.

La tesi che nei giorni scorsi era emersa tra i contrari alla proposta del Senato, è che l’ex governatore non sarebbe esperto in materia di caporalato, tanto da giustificarne l’incarico. Che quella di ieri non sarebbe stata una riunione semplice per il plenum lo si era compreso già quando, due settimane fa, la Terza commissione si era spaccata approvando, anche in quel caso, a maggioranza e non all’unanimità la proposta. Divisioni che sono rimaste ben marcate tra i componenti del plenum. Dunque, dopo cinque mesi di attesa (e senza stipendio) ora per Emiliano inizia un nuovo capitolo a palazzo Madama. Almeno fino alle Politiche del 2027, quando (se nulla dovesse cambiare) sarà candidato nelle liste del Pd. Si chiude così, una vicenda delicata anche per i rapporti turbolenti vissuti nei mesi scorsi tra l’ex governatore e il presidente della Regione, Antonio Decaro, che si è visto rigettare tre volte dal Csm la richiesta di autorizzare per Emiliano un incarico da consulente giuridico alla Regione Puglia.